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Quello del calo delle vaccinazioni è un problema che si sta diffondendo in tutto il mondo e che in alcune parti del pianeta sta portando al ritorno di malattie che fino a poco tempo fa potevano ritenersi dimenticate. A quanto pare lo sa bene anche Facebook, se è vero — come riporta la CNN — che la società ha intenzione di lavorare sulla visibilità dei gruppi che promuovono l'inefficacia dei vaccini hanno all'interno del social network. La notizia non è ufficiale e arriva da una fonte interna all'azienda che ha chiesto di rimanere anonima, ma le reazioni positive della comunità scientifica al riguardo non hanno tardato ad arrivare. Stando alla CNN, Facebook starebbe lavorando con esperti del settore medico per decidere quali cambiamenti apportare alla piattaforma e come comportarsi con la diffusione di informaizoni errate sulla pratica dei vaccini.

Per il momento, l'ipotesi maggiormente accreditata è quella di un approccio non censorio, ma comunque penalizzante nei confronti dei contenuti anti-vax. I gruppi e gli interventi che prendono di mira la pratica delle vaccinazioni insomma non verranno chiusi né eliminati; i primi potrebbero però scomparire dalle liste di gruppi ai quali periodicamente Facebook propone ai suoi utenti di iscriversi. I singoli post e i commenti invece potrebbero essere fatti scalare in fondo rispettivamente al newsfeed degli utenti e alla lista dei commenti dei post. In modo simile, i risultati delle ricerche che contengono materiale no-vax potrebbero essere penalizzati: cercando ad esempio il termine "vaccini" nel motore di ricerca interno al social, i primi risultati non saranno quelli promossi dal fronte no-vax.

In questo modo Facebook spera di evitare che la propria piattaforma venga sfruttata per diffondere messaggi antiscientifici, il tutto senza essere accusata di ostacolare l'espressione del libero pensiero. Non è ancora chiaro quando i cambiamenti in fase di elaborazione verranno effettivamente attivati sulle pagine del social, ma l'azienda non è sola in questo percorso: già altri portali come YouTube e Pinterest hanno preso o prenderanno provvedimenti simili.