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Lo scandalo Cambridge Analytica continua ad essere infuocato per Facebook. Dal Regno Unito arriva la prima multa per lo scandalo pari a 500.000 sterline, più di 565.000 euro, la massima ammenda possibile. Ad infliggerla è l'ICO, Information Commissioner's Office, l'autorità garante della privacy, per il fatto che la piattaforma di Mark Zuckerberg ha violato la legge, Data Protection Act del 1998, senza tutelare la privacy degli utenti. La società inglese, Cambridge Analytica, ottenne in modo improprio informazioni su milioni di utenti, riutilizzandoli nel tentativo di influenzare le elezioni presidenziali americane che hanno poi portato all'elezione di Donald Trump.

L'ICO non trasmette mai le sue motivazioni, ma da quanto spiegato alla BBC da Elizabeth Denham, responsabile dell’autorità, la multa di 500.000 sterline, la cifra massima che si possa applicare in Uk, è dovuta al fatto che Facebook non disponeva delle tutele sufficienti per proteggere la privacy degli utenti e non ha avvertito che la società Cambridge Analytica stava in realtà abusando di quei dati. Va evidenziato inoltre un altro elemento, spesso passato in secondo piano, cioè che la società inglese utilizzò dati personali degli utenti per influenzare anche la Brexit.

La situazione a questo punto potrebbe complicarsi ulteriormente, potrebbero inserirsi le autorità americane, come FBI, che sta già indagando sullo scandalo, ma anche la Federal Trade Commission (Ftc) e la Security and Exchange Commission (Sec). Inoltre, questa azione del garante inglese potrebbe indurre altri garanti ad agire in un modo analogo. Tra gli 87 milioni di account violati, figurano anche oltre 240 mila account italiani.

Erin Gan, responsabile della privacy di Facebook, subentrata a Elliot Schrage, travolto proprio dallo scandalo, ha ammesso che Facebook avrebbe potuto fare di più per indagare sul caso Cambridge Analytica e agire prima. "Abbiamo lavorato a stretto contatto con l'ICO nelle loro indagini su Cambridge Analytica" – ha dichiarato ancora Erin Gan – "così come abbiamo fatto con le autorità negli Stati Uniti e in altri paesi. Stiamo analizzando il rapporto e risponderemo presto all'ICO".