È una vittoria a metà quella appena messa a segno dal Garante della privacy britannico contro Facebook in relazione allo scandalo Cambridge Analytica. Stando a quanto dichiarato dall'Information Commissioner Office, il social network ha infatti rinunciato al ricorso contro la multa da circa 560.000 euro che le era stata comminata ormai un anno fa dalle autorità inglesi — a patto però di non essere costretta a riconoscersi formalmente responsabile per alcun misfatto. Lo scandalo che ha investito la società di Mark Zuckerberg nel 2018 può così dirsi chiuso, almeno nel Regno Unito, a un costo che però per il social network è talmente basso da risultare praticamente irrilevante.

Un importo irrilevante

La notizia dell'accordo tra Facebook e ICO arriva a poca distanza dalla pubblicazione degli ultimi dati trimestrali dell'azienda, nei quali si evince che in soli tre mesi ha incassato 17 miliardi e mezzo di dollari (dei quali i soli utili sono più di 6 miliardi). Difficile dunque che un esborso come quello che dovrà corrispondere nel Regno Unito faccia la differenza nei conti del gruppo, né tantomeno che rappresenti un incentivo a comportarsi diversamente da quanto fatto finora.

Facebook non si riconosce responsabile

Che la multa sarebbe stata poco incisiva in realtà era praticamente certo: l'importo da pagare è il massimo al quale l'ICO poteva aspirare, dal momento che lo scandalo Cambridge Analytica si è consumato quando ancora non era in vigore il nuovo regolamento europeo sulla protezione dei dati (che rende le aziende punibili in modo molto più severo). Quel che non era scontato era che l'ICO acconsentisse alla richiesta di Facebook di definirsi non responsabile per l'eventuale abuso dei dati sottratti al milione di utenti Facebook britannici coinvolti nella vicenda: in sostanza il gruppo è stato multato per aver esposto i dati dei suoi utenti al rischio di eventuali violazioni, ma non è stato stabilito che queste ultime siano effettivamente avvenute.