Le misure di protezione e distanziamento sociale anti Covid-19 sono ancora fondamentali per combattere la progressione del contagio, ma già dopo poche settimane dalla diffusione del coronavirus in tutto il mondo alcuni hanno iniziato a pensarla diversamente: si tratta dei gruppi no-mask, che ritengono l'utilizzo delle mascherine una costrizione dannosa e che per condividere le proprie pericolose opinioni si danno man forte su piattaforme social come Facebook. Proprio il social network sembra però aver intrapreso in questi giorni una sorta di operazione antibufala, chiudendo alcuni dei gruppi no-mask più popolari negli Stati Uniti.

Come riportato da The Verge, il gruppo Unmasking America! è improvvisamente sparito da Facebook nelle scorse ore senza lasciare traccia, diventando inaccessibile al pubblico del social e ai 9.600 utenti iscritti. L'azione intrapresa non è però il risultato di un improvviso cambiamento nel regolamento della piattaforma, quanto piuttosto un tentativo di far rispettare regole già stabilite: secondo The Verge infatti le azioni contro il gruppo sono state intraprese solamente dopo una segnalazione effettuata dalla testata; lo stesso social ha affermato che Facebook "ha regole molto chiare contro la diffusione di informazioni dannose su Covid-19 e sta valutando misure nei confronti di altri gruppi simili".

I gruppi e le pagine che condividono ripetutamente fake news in effetti sono destinati ad apparire più in basso nei risultati di ricerca e finire penalizzati nel meccanismo di suggerimento di nuovi gruppi ai quali unirsi, ma questo genere di disincentivi non funziona quando un utente va esplicitamente in cerca di luoghi virtuali dove discutere della libertà di non indossare una mascherina. La galassia no-mask sul social del resto è particolarmente affollata, e una ricerca veloce dei termini correlati al fenomeno restituisce come risultati gruppi di discussione e articoli basati su falsità in contrasto con il consenso scientifico comune, con le linee guida universali sulla lotta al coronavirus e in alcuni casi con le leggi locali.

Prendere posizione contro tutti e lanciare una campagna di rimozione a tappeto dei contenuti no-mask potrebbe essere difficoltoso perfino per gli algoritmi di intelligenza artificiale che pattugliano il social e costare all'azienda accuse di censura; d'altro canto la diffusione incontrollata di questo genere di disinformazione può costare la vita a molte persone e compromettere l'economia di interi Paesi che stanno ancora cercando di rialzarsi dopo l'isolamento di pochi mesi fa o stanno addirittura piombando in una nuova fase 1 della pandemia.