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Non sono risultati del tutto soddisfacenti quelli resi pubblici da Facebook in queste ore e relative alle attività dell'ultimo trimestre. Da una parte infatti il gruppo continua a crescere su base annua in termini di fatturato e ricavi — 1,49 miliardi gli utenti attivi ogni giorno (+9% rispetto all'anno scorso) e 13,73 miliardi i profitti (+33%); d'altro canto però proprio il numero di utenti sembra essere arrivato al suo limite in alcune delle aree geografiche più importanti per il social network.

Nella popolosa Asia e nel resto del mondo in effetti nuovi utenti ancora accorrono numerosi vesro la piattaforma: è principalmente grazie al loro contributo che Facebook ha fatto segnare la sua crescita nel numero di utenti attivi ogni giorno. Le cose però vanno diversamente negli Stati Uniti e in Canada — dove il numero è fermo a 185 milioni dall'inizio dell'anno — e ancora peggio in Europa: nel vecchio continente già tre milioni di persone erano fuggite dal social nel corso dello scorso trimestre, e negli ultimi tre mesi si è verificato un esodo di un altro milione di insoddisfatti, che ha lasciato a 278 milioni il conto totale di europei rimasti agganciati a Facebook giorno dopo giorno.

Si tratta di cifre tutt'altro che modeste ma che anticipano un futuro meno roseo per il gruppo. Europa e nord America sono infatti le aree dalle quali Facebook riesce a guadagnare di più con le inserzioni pubblicitarie, e se i loro abitanti in smettono di iscriversi o addirittura abbandonano il social, quei guadagni sono destinati a diminuire. In uno scenario simile Facebook ha due modi per compensare la crescita stagnante fatta registrare nei suoi mercati più remunerativi. Il primo è puntare sui nuovi utenti nelle aree del pianeta dove c'è ancora possibilità di rastrellare iscritti; il secondo è trasformare in fonti di profitto i pezzetti dei suoi social finora rimasti al riparo dalle inserzioni, come la sezione Esplora di Instagram (che occupa ben il 20% del tempo speso dalle persone nell'app) o come le Storie di Facebook.

Non per niente, nel commentare i risultati, Zuckerberg ha affermato di aver intenzione di puntare sempre di più sulle Storie e su altri mezzi di condivisione effimera o limitata a gruppi di conoscenti, che "le persone sono più a proprio agio nell'utilizzare". Il numero uno della società è convinto che nonostante lo scarso successo ottenuto finora dalle Storie di Facebook (è su Instagram in realtà che vanno forte), queste ultime finiranno per scalzare per importanza l'attuale News Feed attorno al quale si rivolge oggi gran parte delle attività del social network: non è dunque improbabile che Facebook decida di implementare un sistema di inserzioni pubblicitarie al loro interno, all'interno di una trasformazione che privilegerà sempre di più i contenuti video — più monetizzabili rispetto a quelli testuali e alle fotografie.