21 Dicembre 2009
17:18

Franco Bernabè intervistato da Dialoghi Digitali: “Sud Italia bacino di grande ricchezza inventiva”

Franco Bernabè, Amministratore Delegato di Telecom Italia, ha concesso un’intervista esclusiva a Dialoghi Digitali. Bernabè ha ripercorso tutta la sua carriera manageriale: da ENI alla prima esperienza in Telecom nel difficile periodo passato a contrastare l’OPA , dalla fondazione, con Soru, di Andala al ritorno in Telecom..
A cura di Fanpage Admin

Franco Bernabè, Amministratore Delegato di Telecom Italia, ha concesso un'intervista alla rubrica Dialoghi Digitali. Bernabè ha ripercorso tutta la sua carriera manageriale: da ENI alla prima esperienza in Telecom nel difficile periodo passato a contrastare l'OPA , dalla fondazione, con Soru, di Andala al ritorno in Telecom.

Dopo la laurea con lode in Scienze politiche e il periodo di ricerca nella Fondazione Einaudi, nel 1976 è Senior Economist presso l’OCSE a Parigi. Quanto conta per un giovane alle prime esperienze un periodo professionale all’estero in un’organizzazione così prestigiosa?

Trovo che il poter fare esperienza in un Paese diverso dal proprio sia un’occasione importantissima di crescita, e la consiglierei a tutti. Io sono stato particolarmente fortunato perché questa esperienza l’ho maturata in un’organizzazione di grande prestigio e in un momento in cui non era una pratica diffusa quanto lo è oggi; certamente è stato un periodo che ha arricchito il mio bagaglio culturale e professionale.

Nella sua lunga carriera in Eni, in cui dal 1992 al 1998 ha ricoperto la carica di CEO, ha condotto un importante programma di ristrutturazione e privatizzazione di successo. Quale è stata la ricetta giusta per la trasformazione e il risanamento dell’azienda?

Non credo che esista una ricetta valida per tutte le aziende e per tutti i momenti. Direi però che un elemento fondamentale è rappresentato dalla focalizzazione su un obiettivo chiaro e condiviso. Nel caso dell’Eni si trattava del ritorno al core business energetico e la successiva quotazione dell’azienda. Guardando più in generale alla mia esperienza, come manager e come imprenditore ho sempre considerato molto importanti non solo una chiara definizione degli obiettivi ma anche la loro condivisione all’interno dell’azienda attraverso un grande sforzo di comunicazione e di motivazione.

Nel 1998 è approdato una prima volta in Telecom come CEO. Che tipo di esperienza fu e quali erano le difficoltà e i progetti di quel periodo?

La mia prima esperienza in Telecom Italia fu piuttosto limitata nel tempo. Per sole due settimane ebbi l’opportunità di svolgere effettivamente il ruolo di Amministratore Delegato, i restanti mesi li impiegai a contrastare l’Opa. Telecom Italia era all’epoca un’azienda differente da quella attuale, ancora legata alla sua condizione di incumbent, estremamente florida e proiettata verso il futuro. Di quel periodo ricordo le grandi speranze delle prime ore e le preoccupazioni del difficile periodo della scalata.

Dopo l’uscita rocambolesca da Telecom per l’OPA di Olivetti ha fondato con Soru Andala UMTS la società che poi è diventata H3G. Come è nata l’idea di partecipare alla gara per l’UMTS e cosa l’ha portata a lanciarsi in questa nuova sfida?

Eravamo all’inizio della grande attenzione per il broadband mobile, e con Soru abbiamo scommesso su un mercato che ancora non c’era ma che intuivamo potesse rappresentare un grande potenziale.

Il 3 dicembre 2007 ha ripreso in mano Telecom dopo le gestioni Colaninno e Tronchetti Provera. Quanto è cambiato il mondo delle tlc dal 1999 ad oggi e ritiene che nei dieci anni di sua “lontananza” Telecom ci abbia perso qualcosa?

L’intero comparto delle telecomunicazioni si è radicalmente trasformato in questi anni e Telecom Italia è oggi un’azienda molto differente rispetto a dieci anni fa. Le tecnologie si sono sviluppate enormemente, il mercato è divenuto estremamente competitivo, e Telecom Italia ha vissuto in questi anni numerosi cambiamenti, sia nelle strategie di sviluppo sia nella composizione della classe dirigente. Tutto ciò, però, non ha impoverito l’azienda delle grandi competenze che la caratterizzavano: oggi è più che mai sana e piena di potenzialità, professionalità e risorse tali da poter affrontare il futuro con fiducia e offrire ai propri clienti servizi e prodotti sempre più avanzati.

Telecom ha lanciato Working Capital, progetto che si propone di selezionare le migliori idee imprenditoriali per il mondo del web 2.0. Perché nasce quest’iniziativa e quali sono gli obiettivi?

Telecom Italia è il maggiore player della comunicazione digitale del nostro Paese. Per questo vogliamo svolgere un ruolo attivo anche nello stimolo e nel sostegno di quelle realtà imprenditoriali innovative che proprio dal mondo della Rete nascono. Siamo convinti che una nuova generazione di imprenditori in grado di esplorare al meglio le nuove frontiere di Internet possano fungere da volano per il rinnovamento tecnologico del nostro Paese e per la ripresa economica necessaria in questa difficile situazione di crisi internazionale, ed è per questo che abbiamo deciso di mettere a disposizione delle migliori idee d’impresa un investimento equivalente a 5 milioni di euro in due anni, offrendo le nostre competenze e infrastrutture.

Il 7 giugno del 1999 Kleiner Perkins Caufield & Byers e Sequoia Capital finanziarono per 25 milioni di dollari Google; sembrava una cifra enorme per l'epoca. L'anno precedente Google aveva già ricevuto da Andy Bechtolsheim 100.000 dollari. Facebook tra il 2004 e il 2006 ha ottenuto oltre 40 milioni di dollari di finanziamenti, fino ad arrivare ai 450 milioni ottenuti da Microsoft e altri investitori tra il 2007 e il 2008. Come si fa a competere con questa portata di investimento? Perché in Italia le iniziative non hanno questa capacità e quindi neanche questi sviluppi?

Non sempre sono necessari grandi investimenti per raccogliere frutti sorprendenti, e la stessa esperienza di Google che lei cita ne è la riprova. La nascita vera e propria di questo colosso internazionale, uno degli esempi meglio riusciti di creatività applicata al web con una logica imprenditoriale, è infatti legata al semplice prestito di un server dell’università di Stanford a due ricercatori promettenti, Larry Page e Sergey Brin. Viviamo in un Paese che per tradizione è estremamente dotato in termini di creatività, di innovazione, di visionarietà prospettica, credo pertanto ci siano tutte le premesse perché possano nascere e crescere iniziative interessanti. E per far sì che questo avvenga servono soprattutto intraprendenza e fiducia nelle proprie potenzialità ancor prima che ingenti capitali.

In un suo intervento al Working Capital Camp di Catania, in merito all’epocale trasformazione che sta subendo il mondo delle tlc, ha detto “non vogliamo trasformarci in stupid pipes ma vogliamo aiutare questa trasformazione […] abbiamo bisogno di creare un ecosistema”. È possibile la creazione di una Valley nel Sud Italia, terra ricca dello “spirito d’iniziativa” che le sta tanto a cuore?

Sono convinto di sì. Come dicevo prima, è lo spirito d’intraprendenza e la fiducia nelle proprie potenzialità a fare la differenza, e nel corso dei miei viaggi ho avuto modo di scoprire nel Sud Italia un bacino di grande ricchezza inventiva. E’ per questo che abbiamo voluto far partire proprio dall’università di Catania il nostro road show di presentazione di Working Capital, che ha fatto tappa anche a Napoli, ed è sempre per questo motivo che abbiamo partecipato al festival delle radio universitarie che si è svolto a Salerno dove abbiamo presentato il portale delle radio e tv universitarie “Ustation”, un interessante progetto nato proprio dalla collaborazione tra una start up universitaria siciliana e Telecom Italia.

Con il fallimento della banca Lehman è iniziata una delle più grandi crisi economiche di sempre. Tra i settori più colpiti l’automotive, il tessile e la raccolta pubblicitaria. Il mercato dell’advertising online è stato colpito con grande forza da questa congiuntura sfavorevole: Yahoo, Google e in generale tutte le concessionarie pubblicitarie online rilevano forti cali sugli investimenti in display advertising. Che scenario prevede per i prossimi mesi e che cosa dovrebbero fare i publisher per favorire la ripresa di un mercato così in difficoltà?

L’attuale difficile congiuntura economica non ha risparmiato nessun settore, tanto meno quello della comunicazione. Tuttavia i dati riportano una parziale tenuta del settore pubblicitario online rispetto a quello dell’advertising tradizionale. Innovazione nel linguaggio e capacità di profilare la comunicazione su target individuati anche su base territoriale sono due degli elementi cardini di questa tenuta, e senza dubbio degli ottimi punti di partenza per sviluppi futuri.

Beppe Grillo le ha chiesto di vendere Telecom e ritirarsi a vita privata. Lei ha risposto attraverso il suo blog, aprendo in questo modo all’informazione dal basso e raggiungendo come interlocutore la blogosfera. È stata una scelta ben precisa?

Sì, assolutamente. Sono profondamente convinto che Telecom Italia debba innanzitutto sforzarsi di ricostruire un dialogo aperto con i propri clienti e con la società più in generale, cosa che in passato, purtroppo, è venuta meno in diverse occasioni. La nostra azienda è una realtà economica e tecnologica tra le più rilevanti nel nostro Paese, è pertanto essenziale che si esponga ad un confronto paritario e privo di filtri con diversi interlocutori. In quest’ottica l’apertura alla blogosfera era il passo più naturale da compiere per chi come noi contribuisce attivamente allo sviluppo della società del web con infrastrutture e competenze. E a questo proposito, al di là dell’episodio a cui lei accennava, mi fa piacere ricordare la nostra partecipazione al BlogFest di Riva del Garda, dove ho personalmente incontrato numerosi blogger italiani, la discussione sui grandi temi sociali ed ambientali aperta attraverso il blog avoicomunicare.it, e più in generale la nascita di sempre più numerose iniziative Telecom Italia dedicate agli utenti della Rete.

Cosa è oggi Virgilio.it e come lo vede nei suoi sviluppi futuri?

Virgilio è il portale degli italiani e rappresenta la guida ai contenuti e servizi più interessanti ed aggiornati in rete. Da sempre il portale ha anticipato i trend che hanno segnato lo sviluppo del web in Italia, ed oggi continua a svolgere un ruolo chiave, offrendo canali tematici e ampliando i propri servizi e news come ad esempio gli 8.100 nuovi portali dedicati ad ogni comune italiano. Ma Virgilio è anche partecipazione attiva in rete e consente di sviluppare il proprio social network. Sono molti gli strumenti messi a disposizione degli utilizzatori: la creazione dei siti, blog, forum, spazi per la pubblicazione di contenuti generati dagli stessi utenti. Grazie all’adozione delle nuove applicazioni, Virgilio è anche il portale aperto a tutti coloro che vogliono navigare dal proprio telefonino di ultima generazione, per essere sempre aggiornati e collegati alla rete. E’ su questa esperienza che continuiamo a crescere e a sviluppare nuove soluzioni: facili e innovative.

È sempre stato attento alle tematiche ambientali, ottenendo nel 1997 la laurea ad honorem in Scienze ambientali dall’Università degli Studi di Parma. Secondo alcuni studi recenti internet contribuisce al 2% delle emissioni di CO2, al pari dell’aviazione civile. Telecom ha aperto il dibattito su avoicomunicare.it, ma quali sono le iniziative reali volte ad un rispetto dell’ambiente e alla limitazione delle emissioni nocive?

Telecom Italia ha una lunga tradizione per quanto riguarda l’attenzione alle tematiche ambientali e più in generale alla cosiddetta “sostenibilità”. Da tempo è inclusa nei principali indici di sostenibilità a livello nazionale e internazionale ed ha adottato al proprio interno diverse misure per il contenimento dei consumi energetici nei propri uffici, ad esempio attraverso lo spegnimento centralizzato delle postazioni di lavoro durante la notte, e nelle proprie centrali, come testimonia l’avanzato apparato di Pomezia.

Recentemente ha raccontato del suo incontro con Steve Jobs riportando di come in un periodo difficile della sua vita, il fondatore di Apple avesse passato alcuni mesi di vacanza in Italia. Sembra quasi che il nostro fantastico Paese sia terra esclusivamente di svago e rigenerazione e non un luogo nel quale investire capitali…

No, non direi proprio, non era questo il senso che ho colto dalle sue parole e non lo penso nemmeno io. L’Italia si sa è un Paese dal ricchissimo patrimonio paesaggistico, storico ed artistico e da sempre meta privilegiata di tutti i turisti del pianeta. Di questo dobbiamo solo essere fieri e orgogliosi.

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