Non era un drone USA come tutti gli altri, quello abbattuto dall'Iran nella giornata di ieri e la cui distruzione ha provocato reazioni particolarmente aspre da parte degli Stati Uniti. Al di là del fatto che — stando alla versione dell'amministrazione Trump — il velivolo stava sorvolando acque internazionali, si trattava di un costoso e sofisticato drone Global Hawk: un dispositivo votato alla ricognizione che a seconda del modello preciso può essere costato fino a 220 milioni di dollari.

Una stazione di sorveglianza ad alta quota

Impiegati fin dal 2001, i droni RQ-4 Global Hawk sono lunghi 13 metri, hanno un'apertura alare di 35 e possono raggiungere un'altitudine di ben 20 chilometri e rimanere in volo per più di un giorno intero. Non montano alcun tipo di arma a bordo: il loro asso nella manica — oltre alla capacità di rimanere in volo così a lungo e così in alto — è la strumentazione di sorveglianza della quale sono disposti, che a seconda del modello può includere sensori termici e a infrarossi, ma anche radar e fotocamere provviste di obbiettivi telescopici in grado di catturare in tempo reale ciò che sta avvenendo a terra o in mare con un livello di dettaglio molto alto.

Si tratta in sostanza di una stazioni spia ad alta quota che possono rimanere per lunghi periodi sul luogo da tenere sotto controllo, il tutto rimanendo fuori dalla portata della maggior parte dei sistemi di intercettazione mobili. Abbatterne uno alla sua massima altitudine richiederebbe un dispiego di sistemi tecnici particolari — ecco probabilmente perché Trump ha inizialmente pensato ad un atto deliberato da parte dell'Iran, mentre nel suo secondo tweet sulla vicenda ha parlato invece di atto non intenzionale: è probabile dunque che al momento dell'impatto con i missili iraniani il velivolo distrutto non fosse effettivamente alla massima altitudine.