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È iniziato lo scontro in tribunale tra Google e Uber, uno scontro che molti hanno già definito come "il processo dell'anno". Tutto ruota attorno all'accusa mossa un anno fa da Google nei confronti di Anthony Lewandowski, uno dei suoi ex dirigenti più importanti nello sviluppo delle automobili che si guidano da sole, di avere sottratto 14.000 documenti contenenti informazioni riservate sulle sue tecnologie usate per la guida autonoma, che sarebbero poi stati utilizzati da Uber. I file relativi alla guida autonoma era relativi al progetto della startup Waymo, guidata proprio da Levandowski che lascià nel 2016 per fondare un'altra startup, Otto, poi acquisita da Uber per circa 600 milioni di dollari. Uber, dal canto suo, nega di aver rubato queste informazioni sostenendo che sia normale che avvenga uno scambio di informazioni quando un ingegnere, neo assunto, porta con sé il suo bagaglio di competenze professionali.

Lo scontro tra il colosso di Mountain View e la ex startup dalle uova d'oro è arrivato in tribunale, a San Francisco, dopo un anno di scambio di accuse pesanti sul furto di informazioni sull'auto a guida autonoma sviluppata con il progetto Waymo. È evidente che la sentenza che scaturirà da questa diatriba giudiziaria avrà chiare conseguenze sul modo in cui opereranno le aziende tech nel prossimo futuro. Anche se questa non è la prima volta che due grandi aziende si scontrano per un caso di spionaggio.

Il caso che sta per essere affrontato dal giudice William Alsup, uno che ha esperienze di casi come questi avendo già affrontato il caso Google-Oracle, è comunque un caso particolare per il fatto che colui che ha portato allo scontro tra le due aziende, ossia Anthony Lewandowski, non è imputato in questo processo e non comparirà in aula rifiutandosi di testimoniare appellandosi al 5° emendamento della Costituzione americana. E, in aggiunta, Lewandowski è stato anche licenziato da Uber lo scorso maggio e starebbe lavorando alla creazione di una setta che adora una divinità che è nata dall'intelligenza artificiale.

Il caso è molto delicato, nel senso che Google ha il gravoso compito di dimostrare in aula che il passaggio di documenti e la corrispondenza fitta tra lo stesso Lewandowski e Travis Kalanick, fondatore ed ex CEO di Uber, siano la prova di una cospirazione ai suoi danni, essendo i documenti utilizzati per sviluppare un modello di auto a guida autonoma. È un caso molto difficile e per nulla scontato, ma nel caso ci dovesse riuscire allora Google potrebbe vedersi riconoscere 1 miliardo di dollari di risarcimento, la cifra avanzata dai suoi legali.