legge usa dashboard

Quanto valgono i dati degli utenti di Google e di Facebook? Questa è una domanda che ci si pone spesso, soprattutto nel momento in cui le stesse informazioni vengono messe a repentaglio e nell'era in cui sono ritenute essere il "nuovo petrolio". Google e Facebook sono i due colossi che più di ogni altro detengono una enorme mole di dati e, per questo motivo, presto potrebbero essere costretti a rendere pubblico il loro valore economico. Negli Usa sta per essere approvata una legge, la "Designing Accounting Safeguards to Help Broaden Oversight and Regulations on Data Act", da cui nasce l'acronimo DASHBOARD, che potrebbe costringere i grossi player digitali, quindi anche Amazon e tutte le altre piattaforme con più di 100 milioni di utenti, a rendere pubblici il valore dei dati attraverso un report, diffuso ogni 90 giorni, contenente tutte le informazioni raccolte e, quindi, anche il loro valore. Una condizione che renderebbe più chiaro il valore che sta alla base del business generato dai nostri profili social.

Presto si potrebbe conoscere quanto valgono i dati degli utenti, almeno quelli Google e Facebook, i principali player digitali. Ma anche quelli di Amazon, che in fatto di informazioni da gestire non scherza. Questo perchè sta per essere approvata negli Usa una legge che costringerebbe questi colossi a rivelare agli utenti il valore dei propri dati. La proposta di legge, bipartisan è il caso di dire, è stata avanzata dal senatore democratico della Virginia, Mark Warner, e dal senatore repubblicano del Missouri, Josh Hawley, allo scopo di rivelare il valore dei dati degli utenti. La legge, già denominata Dashboard, acronimo del lungo titolo, "Designing Accounting Safeguards to Help Broaden Oversight and Regulations on Data Act", potrebbe essere approvata già all'inizio della prossima settimana.

Il senatore Warner sui diversi media americani ha spiegato che questa legge ha lo scopo di rendere gli utenti più consapevoli e più preparati, specialmente quando di trovano di fronte alla fatidica affermazione "Sono d'accordo", che spesso viene accettata senza troppi problemi. Il senatore si è spinto anche a dare una valutazione economica del valore dei dati, sostenendo che 5 dollari al mese sarebbe il valore di ciascun utente, anche se altre stime dicono che il valore è di circa 20 dollari al mese.

La legge in pratica obbligherebbe a tutte quelle piattaforme digitai, con oltre 100 milioni di utenti registrati, a rivelare la tipologia delle informazioni raccolte e a fornire una valutazione economica delle stesse ogni 90 giorni. In base a questi dati, ogni anno  queste aziende sarebbero poi obbligate a comunicare il valore economico complessivo alla SEC, "Securities and Exchange Commission", la commissione di vigilanza sui titoli in borsa, l'equivalente della Consob italiana.

Inoltre, sempre in base alla legge, le aziende devono fornire anche uno strumento agli utenti attraverso il quale poter cancellare tutti, o in parte, i propri dati. È inevitabile pensare quanto abbia influito il GDPR europeo su questa ultima opzione.