4 Febbraio 2020
17:52

Google Foto ha inviato per errore i video privati di alcuni utenti alle persone sbagliate

Una funzionalità del servizio di archiviazione in cloud Google Foto ha subito un malfunzionamento nel periodo di tempo tra il 21 e il 25 novembre: come conseguenza, una piccola percentuale di utenti ha ricevuto per errore dei video appartenenti ad altre persone iscritte al servizio che avevano richiesto la medesima funzionalità.
A cura di Lorenzo Longhitano

Archiviare le proprie foto e i propri video in cloud può sembrare spesso una buona idea: a differenza di quanto avviene con hard disk e memorie a stato solido presenti in computer e smartphone lo stoccaggio online offerto da ormai numerosi servizi è protetto da backup automatici che garantiscono la sopravvivenza dei contenuti a guasti improvvisi e imprevisti. In realtà però i ricordi più preziosi e delicati andrebbero sempre conservati offline: a dimostrarlo c'è un inconveniente che ha coinvolto in questi giorni alcuni utenti di Google Foto, che per un errore nel sistema di stoccaggio online si sono trovati per le mani dei video appartenenti a completi sconosciuti, che a loro volta li avevano caricati in cloud pensando che sarebbero rimasti privati.

L'ammissione è arrivata dalla stessa casa di Mountain View, che in questi giorni ha provato a contattare privatamente via email gli utenti coinvolti nel disguido. Stando alla spiegazione fornita, l'errore è relativo a una funzionalità di Google Foto che permette di scaricare in massa gli album caricati online: utilizzando questa funzione nel periodo di tempo compreso tra il 21 e il 25 novembre una piccola percentuale degli utenti si è trovata per le mani delle raccolte incomplete, che in alcuni casi includevano però video appartenenti ad altri utenti che hanno operato la stessa richiesta nel medesimo arco temporale.

Google ha poi affermato che il disguido ha riguardato una piccola percentuale di persone, ovvero meno dello 0,01 percento di coloro che hanno usufruito di questa funzionalità.  La precisazione fornita non suona comunque particolarmente rassicurante per almeno due motivi: innanzitutto perché con le informazioni rilasciate è comunque impossibile stabilire con certezza quante siano state le persone coinvolte (Google Foto è usato da centinaia di milioni di persone in tutto il mondo); in secondo luogo perché – per quanto di portata limitata – l'errore è grave e avrebbe potuto riguardare chiunque, esponendo a sconosciuti video dal contenuto sensibile.  Del resto – che si tratti di Google o di qualunque altro servizio in cloud – in realtà errori simili vanno considerati inaccettabili ma sempre dietro l'angolo: il consiglio per chi si voglia affidare a queste soluzioni di indubbia comodità è dunque quello di evitare di dar loro in pasto almeno le foto e i video di natura più delicata.

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