Per Google non è stato un lunedì come gli altri quello del 14 dicembre 2020. Milioni di utenti in tutto il mondo hanno infatti subito per decine di minuti il blackout esteso di numerosi dei servizi web erogati dalla casa di Mountain View; il fenomeno ha dato per breve tempo un assaggio di come sarebbe il web senza Google e i suoi prodotti in un periodo – quello del contenimento di Covid-19 – durante il quale Internet svolge un ruolo ancora più cruciale nella quotidianità delle persone. La situazione è tornata alla normalità in tempi relativamente brevi, ma il mistero sulle cause del problema è stato risolto solamente in questi minuti con una comunicazione in merito da parte di Google.

La spiegazione di Google

Per la multinazionale il fenomeno che si è verificato verso mezzogiorno di ieri è stato il risultato di una perdita di CNS quota, troppo traffico concentrato su un unico server, che in un effetto domino ha provocato poi il malfunzionamento di Gmail, Google Maps, Google Meet, Play Store e molto altro. Non è chiaro però, cosa abbia permesso al traffico di milioni di persone – generalmente distribuito equamente sulle infrastrutture informatiche del gruppo – di incanalarsi presso un unico server.

"Oggi alle 12:47 Google ha riscontrato una interruzione del sistema di autenticazione per circa 45 minuti, dovuta ad un problema interno con la quota storage" ha spiegato l'azienda in una nota. "I servizi che necessitano che gli utenti siano loggati hanno riscontrato una elevata percentuale di errore durante quel periodo. Il problema con il sistema di autenticazione è stato risolto alle 13:32. Tutti i servizi sono ora ripristinati. Ci scusiamo con tutti coloro che sono stati impattati e condurremo un approfondito esame per per garantire che questo problema non possa ripetersi in futuro".