Opinioni
5 Gennaio 2019
10:43

Google ha trasferito 20 miliardi dall’Olanda alle Bermuda per pagare meno tasse

Nel 2017 Google avrebbe spostato 19,9 miliardi di dollari dai Paesi Bassi alle Bermuda, considerate un paradiso fiscale, con l’obiettivo di pagare meno tasse. È la rivelazione pubblicata dal finanziario con sede olandese FD.
A cura di Marco Paretti

Nel 2017 Google avrebbe spostato 19,9 miliardi di dollari dai Paesi Bassi alle Bermuda, considerate un paradiso fiscale, con l'obiettivo di pagare meno tasse. È la rivelazione pubblicata dal finanziario con sede olandese FD, che nelle ultime ore ha pubblicato dei documenti ufficiali nei quali viene spiegato che nel 2017 Google avrebbe spostato una cifra più alta rispetto a quanto fatto nel 2016, muovendo verso le Bermuda 4 miliardi di dollari in più. I documenti fanno riferimento ai conti depositati alla Camera di commercio olandese pochi mesi fa dalla Google Netherlands Holding.

"Paghiamo tutte le tasse dovute e rispettiamo le leggi fiscali in tutti i paesi del mondo in cui operiamo" ha risposto l'azienda in una nota. "Google, come le altre multinazionali, paga la maggior parte delle imposte sul reddito nel suo paese d’origine e abbiamo pagato un’aliquota fiscale globale effettiva del 26% negli ultimi dieci anni". La risposta della realtà americana non smentisce però quanto affermato da FD, cioè che durante il 2017 il movimento di denaro verso il paradiso fiscale delle Bermuda è stato considerevolmente più alto rispetto all'anno precedente.

Perché sposta i beni alle Bermuda

La scelta di effettuare questi movimenti fa parte di una strategia che unisce le ormai famose tecniche di elusione fiscale del Doppio Irlandese e Sandwich Olandese. In breve, Google trasferisce i suoi ricavi da una controllata irlandese ad un'azienda olandese (che non ha dipendenti), per poi spostarli un'ultima volta verso una casella postale alle Bermuda controllata da un'ulteriore azienda con sede in Irlanda. Un approccio utilizzato non solo da Google, ma anche da altri colossi come Apple, Facebook e Amazon che in questo modo possono usufruire di un'aliquota fiscale favorevole per tutti i ricavi generati nell'Unione Europea.

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