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Google rende pubblici i suoi più grandi fallimenti: “solo sbagliando si apprende”

Un colosso come Google non può essere arrivato sul tetto del mondo senza aver rischiato, e i rischi non sempre pagano. Tutto sommato, però, i…
A cura di Anna Coluccino
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Un colosso come Google non può essere arrivato sul tetto del mondo senza aver rischiato, e i rischi non sempre pagano. Tutto sommato, però, i successi di Mountain View sono ben più pesanti dei suoi insuccessi, e quindi perché vergognarsi d'aver fallito, di tanto in tanto, e di non essere riusciti a fotografare il cambiamento, cucendogli addosso il vestito tecnologico più adatto? Non c'è ragione infatti, ed ecco perché BigG ha deciso di pubblicizzare i suo più grandi fallimenti, mostrando anche il "cimitero delle idee" (per utilizzare un'immagine cara a Karl Popper) su si fonda lo straordinario trionfo di Google. Non si può creare senza sperimentare, e le sperimentazioni sono, per definizione, un azzardo fondato su mere ipotesi. Solo la verifica delle ipotesi conduce alla certezza, ma per verificare occorre provare.

Ed ecco allora l'elenco delle prove finite male di Google:

1. Google X – R.I.P. 2005 – Progetto di GoogleLabs che intendeva omaggiare la neonata interfaccia utente di Mac OS. Apple, evidentemente, non apprezzò la lusinga e il progetto di rimodellare l'Homepage di Google sulla base di OS scomparì nel giro di un solo giorno, senza alcun commento da parte di Mountain View. Se si pensa ai rapporti che, attualmente, intercorrono tra Cupertino e BigG, fa sorridere il testo che Google decise di inserire all'interno di quella homepage: "Roses are red. Violets are blue. OS X rocks. Homage to you".

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2. Google Catalog – R.I.P. 2002/2009- Uno dei fallimenti più divertenti in assoluto, consistente nell'insano progetto di creare un motore di ricerca per cataloghi stampati. Nessuno aveva realizzato che solo chi non utilizza il web ha ancora bisogno dei cataloghi stampati, e quindi: in che modo ci si aspetta di generare traffico? Il servizio è stato tenuto in vita ben oltre le sue miserabili capacità.

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3. Web Accelerator – R.I.P. 2005/2008- Server proxy scaricabile, creato da Google per ridurre il tempo d'accesso al web attraverso tecniche di caching. Si è scoperto che aveva diverse bugs e creava svariati problemi di privacy, impedendo – ad esempio- la visione di filmati Youtube.

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4. Video Player – R.I.P. 2005/2007- Applicazione per il desktop che consentiva di visualizzare i files Google Video. Ma è venuto fuori che il mondo non aveva bisogno di un altro player video che non offrisse nessuna reale novità rispetto all'esistente.

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5. Google Answers – R.I.P. 2002/2006 – Ed eccoci arrivati ad uno dei più incomprensibili fallimenti di Google. Le premesse di Google Answers, infatti, erano buone: impiegare dei ricercatori perché rispondessero alla domande degli internauti in maniera competente, e chiedere agli utenti di fare un'offerta per la consulenza ricevuta. E' venuto fuori che gli utenti preferiscono ricevere una riposta gratuita ed opinabile piuttosto che una certa e a pagamento. In questo fallimento si può intravedere, in nuce, la grande battaglia che Mountain View affronta oggi per affermare nel web lo stile "search" in contrapposizione a quello "social" di Facebook. Se un tempo, infatti, per farsi venire un'idea sui regali di Natale veniva naturale interrogare il motore di ricerca di BigG, oggi si interroga la grande famiglia di Facebook. In questo caso, però, entrambe le offerte sono gratuite, ma si ritiene che i conoscenti siano più affidabili degli estranei.

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6. Google Wave – R.I.P. 2009/2010- Il fallimento più cocente della storia di BigG. Google era davvero convinta di aver rivoluzionato il mondo della comunicazione, ed ha presentato il progetto in pompa magna, facendolo precedere da un enorme hype. Mountai View ha sfoderato tutte le sue armi, sostenendo che Google Wave avrebbe creato un'utopica crasi di email, istant messaging e social media. E' venuto fuori che era troppo complesso e che gli utenti non lo trovavano sufficientemente intuitivo.

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7. Wiki Search – R.I.P.  2008/2010- Il sistema permetteva, a seguito della registrazione gratuita di un account, di commentare, promuovere o rimuovere un risultato della ricerca effettuata. Gli utenti non hanno premiato l'idea, e di tutto questo sopravvive solo la possibilità di cliccare sul simbolo della "stella" per aggiungere una pagina tra i preferiti.

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8. Google Audio Ads – R.I.P. 2006/2009 – Piattaforma pubblicitaria radio-based che sperava di poter offrire anche ai broadcasters  i vantaggi delle inserzioni search-based. Le cose si sono rivelate molto più complesse e il progetto è stato abbandonato.

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9. Dodgeball -R.I.P. 2005/2009- Nel 2005 Google comprò la società Dodgeball, un servizio di social networking mobile. Il suo fondatore abbandonò Google per creare Foursquare. L'investimento era giusto, ma la fiducia era decisamente mal riposta.

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10. Jaiku – R.I.P. 2007/2009- L'antesignano di Twitter. Il sito di microblogging che deve il suo nome alla brevità dei suoi post, così stringati da somigliare agli haiku giapponesi. Google lo acquistò, ma il servizio non ebbe successo. Il codice è stato reso open-source nel 2009, da allora Mountain View non se ne è più occupata attivamente.

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11. Google Notebook -R.I.P. 2006/2009- Primo esperimento alla base della creazione di Google Docs. Piattaforma browser-based che consentiva agli utenti di tagliare, incollare, salvare e condividere testi, immagini e link presi dal web, trasferendoli in un "notebook" personale.

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12. Google Page Creator -R.I.P. 2006/2008- Strumento ospitato sui servers di Google che serviva a realizzare pagine web. Mountain View congelò il servizio nel 2008 per concentrarsi su Google Sites. In questo caso, il flop fu determinato dalla sovrapposizione di due progetti simili.

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13. Google Buzz – R.I.P. 2010/???- Ennesimo tentativo di rivaleggiare con Twitter e Facebook per il dominio del settore social. Il social network di BigG è stato offerto in via opzionale a tutti gli utenti Gmail. Alcuni di essi non hanno gradito l'idea di ricevere un servizio non richiesto, ed hanno reagito male. Sarà possibile per Buzz superare i problemi di privacy e crescere evitando di fare la fine di Google Wave? Se BigG l'ha inserito nel cimitero delle sue idee, non deve crederci più di tanto.

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