Sono le 21, e Aidan Jackson, un 17enne inglese di Widnes, gioca al computer online con la sua amica Dia Lathora, 21enne che vive in Texas. Un classico contesto tra videogiocatori online, in grado di eliminare le distanze geografiche con un paio di cuffie e un computer. In questo caso specifico, si parla di 4.750 miglia di distanza. All'improvviso, durante la partita, Aidan ha una crisi epilettica e comincia a star male. Dia prova a parlargli dal microfono, ma non riceve alcuna risposta. Preoccupata, inizia a cercare il numero del pronto soccorso usato in Europa, ma non riesce, per cui chiama la polizia per chiedere aiuto, segnalando l'indirizzo di casa dell'amico. Alle 21.40 circa, le forze dell'ordine inglesi entrano a casa di Aidan. I suoi genitori sono al piano di sotto che guardano la televisione: non hanno alcuna idea di quello che sta succedendo in camera del figlio, oramai ridotto a uno stato semi-cosciente.

Grazie ai soccorsi richiesti in tempo da Dia, Aidan viene ricoverato e ristabilito nel suo ospedale locale. Non è la prima volta che il ragazzo viene colto da una crisi, in quanto affetto da ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) e dalla sindrome di Asperger, cause di un precedente ricovero dello scorso maggio. Non si sa però da cosa sia scaturita questa seconda crisi. Ad ogni modo, la storia a lieto fine riportata dal quotidiano inglese Liverpool Echo, dimostra che nel lato oscuro del mondo online dei videogiochi, tra fenomeni di trolling e cyberbullismo, esistono le eccezioni. La madre di Aidan ha affermato: "Diciamo sempre ai ragazzi di stare attenti con chi parlano online, ma in questo caso l’aiuto è stato inestimabile”. Riguardo all'operato della ragazza ha poi commentato: "Siamo estremamente riconoscenti a Dia per quel che ha fatto, e scioccati perché in quel momento eravamo al piano inferiore, ignari di quello che stava accadendo".

Anche Dia ha commentato la vicenda, raccontando ai media inglesi la paura di quegli istanti: "Ho rimesso le cuffie e sentito quello che può essere definito solo come un attacco epilettico, così ovviamente ho iniziato a preoccuparmi e a chiedere immediatamente se tutto era ok. Quando non ho ricevuto risposta" – continua a raccontare Dia – "ho subito cercato il numero delle emergenze europeo. Appena ho visto che non funzionava, ho confidato in quello per le non-emergenze, che ha un'opzione per parlare con una persona reale… e non posso dirvi quanto veloce sia stata nel premere quel pulsante".