Huawei potrà fornire il 5G a Vodafone: il governo dice sì, ma a queste condizioni

Vodafone potrà rivolgersi al gruppo cinese Huawei per la costruzione della sua rete 5G in Italia: è quello che sembra aver garantito il governo Draghi al colosso delle telecomunicazioni britannico, almeno secondo alcune fonti interpellate da Reuters nelle scorse ore. L'agenzia ha riferito che in data 20 maggio il governo ha autorizzato la firma di un contratto di fornitura di apparecchiature 5G tra Vodafone e il gruppo tecnologico di Shenzhen, ponendo però alcune condizioni all'accordo con un obbiettivo preciso: assicurarsi che i dati degli utenti rimangano al sicuro da occhi indiscreti.
Le accuse su Huawei
Negli ultimi anni Huawei è finita al centro di pesanti critiche da parte degli Stati Uniti, che hanno accusato il gruppo di mettere le proprie apparecchiature e infrastrutture al servizio del governo cinese. L'azienda del resto realizza smartphone e strumentazione di rete a buon mercato ed estremamente diffusi in tutto il mondo, tramite i quali – è l'accusa statunitense – può intercettare dati sensibili e inoltrarli ai funzionari di Pechino sotto richiesta. Sotto l'amministrazione Trump il Paese ha isolato Huawei dal punto di vista commerciale e non solo: nei mesi gli USA hanno infatti portato aree come Regno Unito e Unione Europea ad assumere posizioni simili, motivo per cui anche in Italia l'utilizzo di strumentazione Huawei per realizzare infrastrutture cruciali come la rete Internet di prossima generazione ha subito un rallentamento..
La storia in Italia
Solo lo scorso ottobre, il governo Conte aveva impedito la firma di un accordo tra Huawei e Fastweb mirato proprio a questo scopo, mentre l'autorizzazione concessa a Vodafone è giunta a condizione che vengano rispettate alcune clausole. Per imporsi il governo Draghi ha esercitato il cosiddetto golden power, una facoltà di esercizio di poteri speciali su temi cruciali come il 5G, che permettono di interferire negli affari di aziende attive in settori di rilevanza strategica.
Secondo quanto riportato da Reuters, la prima condizione posta all'approvazione dell'accordo è che l'utilizzo delle apparecchiature sia condizionato a un livello di sicurezza informatico "estremamente elevato"; la seconda clausola, ancora più significativa, è che qualunque dispositivo fornito a Vodafone da Huawei venga privato delle funzionalità di assistenza remota. Queste soluzioni permettono ai tecnici di Huawei di intervenire su apparecchi difettosi o mal configurati anche dalle proprie sedi, ma sono finite sotto accusa perché ritenute una potenziale porta di ingresso per eventuali hacker o funzionari governativi.