Con l'annuncio da parte di Facebook del lancio della sua criptovaluta Libra in molti si stanno chiedendo quale sarà l'impatto sul mondo della novità in termini di consumo energetico. In questi giorni però le preoccupazioni sono altre e relative alla più famosa delle criptovalute già ora in attività: il Bitcoin. Secondo uno strumento sviluppato dall'università di Cambridge infatti le operazioni di calcolo connesse alla manutenzione della criptovaluta sarebbero arrivate a consumare la cifra record di 60,45 terawattora ogni anno, ovvero più della Svizzera il cui utilizzo di energia si attesta a 58,46.

Il Cambridge Centre for Alternative Finance, che ha effettuato i calcoli, non si è limitato a rendere noti i risultati ma ha lanciato in queste ore un sito web nel quale è possibile tenere sotto controllo le stime aggiornate ogni mezz'ora sull'assorbimento energetico della rete Bitcoin, effettuarne proiezioni sui 365 giorni e compararlo con altri dati. Scopriamo così che il consumo di energia per il conio e la gestione dei Bitcoin rappresenta ad oggi lo 0,28% dell'intero consumo di energia elettrica globale, ma anche che curiosamente l'energia assorbita dalla rete Bitcoin in un anno sarebbe sufficiente a bollire l'acqua di tutte le teiere dell'intera Europa per un anno e mezzo.

Che il mantenimento dei Bitcoin fosse dispendioso in termini energetici lo sapevamo già. Per via della natura stessa della criptovaluta, per produrne nuove unità serve sempre più potenza di calcolo da parte dei computer della Rete che intendono dividersi il compito, e di conseguenza server sempre più potenti che e meno di avanzamenti tecnologici finiscono per consumare sempre più energia. I centri di produzione e gestione dei Bitcoin però sono talmente tanti, talmente estesi sul territorio globale e gestiti in modo talmente disomogeneo da rendere molto difficile determinare con esattezza il loro consumo energetico, motivo per cui quelle dell'Università di Cambridge sono stime che vanno prese con le pinze.

Due però restano le certezze: la prima è che si tratta di un consumo in costante aumento, come dimostrano tutte le ricerche che in passato hanno tentato di effettuare il calcolo utilizzando anche metodologie differenti; la seconda è che non è possibile sapere quanta di questa energia provenga da fonti rinnovabili e quanta invece sia l'energia assorbita da attività che contribuiscono a prosciugare e inquinare il pianeta.