I Bitcoin vengono considerati il metodo di pagamento del futuro da una fetta ancora minoritaria ma sempre più ampia di persone. Il valore della criptovaluta è cresciuto vertiginosamente nel corso dell'ultimo anno e — nonostante sia ancora parecchio volatile — il sistema ha incassato la fiducia di entusiasti del calibro di Elon Musk. Il sistema che regge i Bitcoin però si basa su premesse pericolose per il futuro del pianeta: le risorse di calcolo informatico necessarie a coniare nuova moneta virtuale (o minare, in gergo) richiedono un quantitativo di elettricità superiore all'intero fabbisogno energetico di un Paese come l'Argentina.

Consumi folli

La denuncia è arrivata in questi giorni dai ricercatori della Cambridge University: secondo i calcoli degli studiosi, i computer che sparsi per il mondo e costantemente attivi per calcolare i valori necessari a ottenere nuove unità della criptovaluta consumano complessivamente energia elettrica per 121,36 terawattore all'anno, ovvero più dell'intera Argentina e poco meno di Paesi come Norvegia e Ucraina. Non è la prima volta che emergono calcoli sul consumo elettrico delle attività derivanti dai Bitcoin rapportate al fabbisogno energetico di Paesi del mondo: meno di due anni i Bitcoin si erano messi alle spalle la Svizzera, e ogni volta le nazioni che la criptovaluta si lascia dietro di sé sono sempre di più.

Situazione in peggioramento

Considerato il successo del quale sta godendo la criptovaluta è improbabile che il valore sia destinato a diminuire: man mano che il Bitcoin si farà più forte al cambio con il dollaro e affermato nel panorama economico e finanziario, c'è da credere che sempre più persone investiranno sempre più risorse informatiche nelle pratiche di conio virtuale. In questo senso la decisione della casa automobilistica Tesla di investire un miliardo e mezzo di dollari nella criptovaluta e di accettare pagamenti in Bitcoin potrebbe rivelarsi paradossalmente un boomerang dal punto di vista ambientale: da una parte il gruppo di Elon Musk investe in tecnologie per la lotta alle emissioni; dall'altra punta tutto su una moneta virtuale che per sostentarsi si basa su complessi calcoli progettati appositamente per essere inefficienti.