L'effetto mediatico dei tweet del presidente degli Stati Uniti Donald Trump ormai è noto: più di una volta i suoi cinguettii diretti e al vetriolo hanno causato reazioni di ogni tipo nelle opinioni pubbliche, nelle cancellerie e sui mercati di tutto il mondo (uno degli ultimi esempi è stato l'incoraggiamento rivolto al nostro non ancora riconfermato presidente del consiglio, Giuseppe Conte). Proprio per tentare di prevedere gli effetti di questi interventi a gamba tesa sulla politica e sull'economia globale, il colosso della finanza Jp Morgan deciso di sviluppare un indice appositamente tarato sull'impatto che i tweet di Trump potrebbero avere sui mercati.

Per realizzarlo gli analisti del gruppo hanno dato in pasto ben 14.000 tweet provenienti dall'account del presidente USA a un algoritmo, che ha memorizzato le parole contenute in ciascun cinguettio mettendo in relazione le date dei singoli interventi interventi con l'andamento dei mercati che è seguito alla loro pubblicazione. Il principio di base è che quando un intervento del presidente Trump contiene termini come Cina, Dazi, Miliardi, Prodotti e altri termini riconducibili a politica ed economia, quest'ultimo ha più probabilità di provocare reazioni a catena che abbiano un impatto misurabile a livello finanziario. E dal momento che dall'account presidenziale fluisce una sequela di interventi che tocca una media di 10 al giorno, uno strumento automatizzato in grado di tenere questa fonte sotto osservazione può essere utile.

Il risultato dell'analisi dei tweet effettuata dai tecnici di Jp Morgan è stato condensato in un modello battezzato Volfefe Index, in riferimento è a uno dei primi, misteriosi tweet dell'inquilino della Casa Bianca: l'indice dovrebbe aiutare a prevedere il grado di volatilità nei rendimenti dei titoli di Stato americani —soprattutto in occasioni in cui il suo numero uno decida di lasciarsi andare a dichiarazioni impreviste — ma con le opportune modifiche può essere applicato anche a cambi di valuta e mercati azionari.