Quelli che erano stati i dubbi e i timori di gran parte del mondo dell'Informazione, a livello globale, adesso cominciano a trovare concreto riscontro. Come già annunciato, anche se non vi è stata una dichiarazione diretta, Google ha cominciato in questi giorni a dare applicazione della sentenza della Corte di Giustizia UE del 13 Maggio, l'ormai famosa sentenza che ha di fatto sancito il diritto all'oblìo, all'essere dimenticati anche in senso digitale. Quello che è successo nelle scorse ore in Inghilterra è la dimostrazione che l'applicazione di questa sentenza, a cui va detto Google ha espresso da subito parere contrario pur rispettandola, pone seri problemi alla libertà di informazione, che si traduce poi in diritto all'essere informati.

Proprio ieri The Guardian, autorevole quotidiano inglese, raccontava di aver ricevuto da Google una notifica che sei articoli della versione online erano stati cancellati. Con queste parole:

Siamo spiacenti di informarla che non siamo più in grado di mostrare le seguenti pagine dal suo sito web, in risposta a determinate ricerche effettuate sulle versioni europee di Google."

I sei articoli riguardavano per buona parte Dougie McDonald, l'arbitro di calcio ormai in pensione, passato agli onori della cronaca per aver mentito, nel 2010, nel concedere un calcio di rigore nella partita del campionato scozzese Celtic-Dundee United. Il giornale lamenta evidentemente una chiara contrizione del diritto all'informazione e fa notare, cosa tra l'altro già nota, che se si prova a fare una ricerca su Google.com (la versione americana del motore di ricerca) con il nome dell'ex-arbitro, allora i risultati vengono fuori; ma se si prova a fare lo stesso da Google.co.uk, allora i risultati non sono più reperibili. Il quotidiano rivendica il diritto ad informare i lettori e i cittadini e contesta a Google un'applicazione della sentenza in senso letterale. Notizie che riguardano criminali, evasori fiscali non dovrebbero essere oggetto di richiesta per "essere dimenticati", si rischia davvero di restringere la libertà di informare. Altrimenti tutta l'attività giornalistica sarà dipendente da questa forma di oblìo digitale e di fatto non sarà più attività di informazione. Sarà ben altro.

Anche il Mail Online, versione digitale del quotidiano Daily Mail, ha lamentato di aver subito lo stesso trattamento. Sono state rimossi i link del giornale che trattavano, tra gli altri, sempre dell'ex arbitro McDonald e anche la storia di un banchiere, accusato di aver provocato la crisi finanziaria. Il giornale ha reso noto di aver ricevuto una notifica da parte di Google con l'elenco dei link rimossi. Ora Mail Online, attraverso il suo editore, fa sapere che pubblicherà l'elenco dei link che di volta in colta verranno rimossi da Google.

Anche la BBC ha lamentato la rimozione di un link. Riguarda un post scritto da Robert Peston sul suo blog, sull'ex capo di Merrill Lynch, Stan O'Neal. Peston ha affermato che Google così facendo "uccide il giornalismo".

Ora riguardo a tutti questi casi, non è dato sapere da chi è partita la richiesta e circolano voci insistenti che ad agire sia stata Google deliberatamente, sapendo benissimo che questi prima o posi sarebbero stati oggetto di richiesta. Se fosse così sarebbe ancora più grave, in quanto si è di fronte ad una libera interpretazione e non ad una richiesta formale. Ma a parte questo, siamo di fronte davvero al grande rischio di vedere mortificata la libertà di informare. Lo scenario che va prefigurandosi è allarmante, dove le persone che hanno commesso gravi crimini possono richiedere di essere dimenticati. Non è assolutamente credibile che i giudici della Corte di Giustizia Europea avessero deciso di avallare un'applicazione di questo genere. A questo punto è urgente definire meglio il terreno entro il quale Google può muoversi. Non è in gioco l'interesse commerciale di un motore di ricerca, ma è in gioco il diritto ad essere informati di oltre 500 milioni di cittadini europei.