28 Settembre 2021
13:04

Il fondatore di Telegram sulla chiusura del canale “Basta Dittatura”: “Ha violato le nostre regole”

Pavel Durov, il 36enne miliardario che ha fondato nel 2013 la piattaforma di messaggistica istantanea, ha risposto ai membri del canale “Basta Dittatura”, chiuso per istigazione alla violenza e pubblicazione di dati personali. Si è rivolto direttamente agli utenti arrabbiati per una decisione che, a loro avviso, limiterebbe la libertà d’espressione.
A cura di Ivano Lettere

Dopo mesi di attività, il canale Telegram "Basta Dittatura" è stato chiuso per aver violato i termini e le condizioni della piattaforma, fondata nel 2013 dai fratelli russi Nikolaj e Pavel Durov. Di fronte alle proteste dei membri del gruppo (un coacervo di no-vax, complottisti e negazionisti), che hanno accusato il social network di limitare la libertà d'espressione, è intervenuto uno dei fondatori, Pavel Durov. Non è infatti la prima volta che interagisce direttamente con gli utenti e, in questa occasione, ha voluto spiegare le ragione della scelta adottata dalla sua creatura.

Il motivo della chiusura

"Questo canale e la chat di gruppo hanno incitato alla violenza contro i medici che effettuano la vaccinazione.  Hanno pubblicato dati privati ​​di medici specifici e ne hanno chiesto l’esecuzione. Incitare alla violenza è contro i Termini di servizio di Telegram", ha detto Durov. Non sarebbe tanto la disinformazione prodotta da "Basta Dittatura" ad aver convinto definitivamente i responsabile che fosse il caso di prendere seri provvedimenti. Piuttosto, le motivazioni sono riconducibile sia allo stile linguistico aggressivo, a cui facevano da corollario continue minacce a singole persone, accusate dal gruppo di aver dato vita a una dittatura sanitaria; sia alla pubblicazione di informazioni sensibili appartenenti a individui non graditi alla folla di Telegram che, in tal modo, mirava a comprometterne l'incolumità fisica.

Il riferimento a Torino

Il 36enne russo ha continuato la sua arringa difensiva – ma la forza argomentativa lascerebbe supporre che si tratti di una sentenza inappellabile – spiegando agli utenti che la piattaforma ha "avvertito gli amministratori di questi canali prima di fermare la violazione, ma non hanno agito". Durov ha fatto anche riferimento al sequestro della chat disposto dalla procura di Torino a inizio settembre per i reati di istigazione a delinquere e ripetute violazione della privacy. Una città, il capoluogo piemontese, "dove ho frequentato l’asilo e le elementari", prima di rientrare nel 2001 in Russia.

Il confronto con gli altri social network

Durov ha spiegato che ogni tentativo di riappropriarsi del canale non avrebbe una giustificazione, tantomeno i flashmob. Per avallare la sua posizione, il 112esimo uomo più ricco al mondo ha posto l'accento sulla politica già fin troppo permissiva di Telegram: un alibi di ferro contro l'accusa mossa dai no-vax/no-green pass per cui la scelta della piattaforma limiterebbe la loro libertà espressiva. "Su qualsiasi altra app mobile tali canali sarebbero stati rimossi settimane fa senza preavviso. A differenza della maggior parte delle altre piattaforme, Telegram consente agli utenti di esprimere ragionevoli dubbi e preoccupazioni in merito alla vaccinazione obbligatoria. Ciò che non permetteremo mai, tuttavia, sono gli appelli pubblici alla violenza, che sono stati limitati su Telegram dal 2015", ha concluso.

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