Opinioni
13 Novembre 2017
17:33

Il sex toy spia gli utenti, l’azienda si scusa: “È solo un piccolo bug”

A scoprire la falla è stato un utente che ha individuato un file audio di 6 minuti nascosto nell’app, una pratica confermata anche da altri utenti. L’azienda: “Solo un piccolo bug”.
A cura di Marco Paretti

Un frigorifero hackerato può suonare spaventoso, ma immaginate un sex toy in grado di registrare nello smartphone ogni suono emesso dall'utilizzatore durante il suo utilizzo senza il consenso del proprietario. Sembra assurdo, eppure è quello che è successo con l'applicazione Lovense Remote sviluppata da Lovense, un'azienda di Hong Kong specializzata nella realizzazione di sex toy. A scoprire la falla è stato un utente che ha individuato un file audio di 6 minuti nascosto nell'app, una pratica confermata anche da altri utenti.

La risposta dell'azienda, però, non ha fatto altro che rendere ancora più paradossale la situazione: un portavoce di Lovense avrebbe risposto alle accuse definendo la problematica "solo un piccolo bug" che affligge solo gli utenti Android. L'azienda ha poi specificato che nessuna informazione o dato è stato inviato ai server aziendali e che questo file audio viene salvato solo temporaneamente. Un aggiornamento dell'applicazione diffuso oggi dovrebbe aver risolto il problema.

"Non salviamo nessun file audio sui nostri server" ha spiegato un portavoce di Lovense. "Per le funzionalità audio dobbiamo creare un file audio locale. Questo file dovrebbe essere cancellato alla fine di ogni sessione, ma a causa di un bug nell'ultima versione per Android, questo non avveniva. Il bug portava l'app a salvare l'audio fino all'inizio della sessione successiva, durante la quale veniva sovrascritto". Questo, però, non è il primo scivolone in campo di sicurezza di Lovense. Durante i primi mesi del 2017 un sex toy "smart" ha mostrato una vulnerabilità che consentiva agli hacker di accedervi da remoto. Un'altra azienda, la We-Vibe, è stata invece accusata di raccogliere dati sugli utenti, portando ad un pagamento di 3,75 milioni di dollari per chiudere la class action avviata dagli utilizzatori.

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