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Il World Wide Web compie 30 anni: ecco com’è nato e in che direzione sta andando

Il fondatore del World Wide Web ha pubblicato una lettera in occasione dell’anniversario nella quale individua tre piaghe che affliggono il sistema così come lo conosciamo oggi, da criminali e hacker, fino alla polarizzazione dei dibattiti, passando per la diffusione della disinformazione. Contrastarle però è possibile.
A cura di Redazione Tech
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Era il 12 marzo 1989 quando l'informatico britannico allora trentaquattrenne Tim Berners-Lee presentò per la prima volta ai suoi superiori del Cern di Ginevra la bozza di un progetto ideato per la condivisione rapida e automatica di informazioni tra gli scienziati che lavoravano nell'istituto. Il sistema — battezzato inizialmente Information Mesh — era il prototipo di quel che oggi conosciamo come World Wide Web, e che oggi compie esattamente 30 anni.

Entrato in gestazione negli agli anni 80 e presentato proprio sul finire del decennio, il progetto diede però alla luce la sua prima pagina web solo nel 1990, ovvero dopo che Berners-Lee e colleghi ultimarono tutti gli elementi tecnici necessari alla messa online della prima pagina web, come il linguaggio html, il protocollo http e il browser necessario per visualizzare le pagine complete di collegamenti ipertestuali. La pagina in questione ai tempi era ospitata a bordo del computer personale di Berners-Lee, ma si può raggiungere ancora oggi e testimonia quanto il WWW si sia evoluto rispetto agli anni della sua infanzia.

Evoluto sotto il profilo tecnico, ma anche dal punto di vista della sua diffusione nel mondo e degli impieghi che ha conosciuto: tramite le pagine del World Wide Web ci informiamo, ci confrontiamo, ci intratteniamo, acquistiamo beni, usufruiamo di servizi, ci manteniamo in contatto. Eppure, nonostante 30 anni in espansione, per il suo fondatore il web ha ancora molta strada da fare.

In una lettera composta proprio per celebrare l'occasione, il ricercatore individua tre piaghe che affliggono il web così come lo conosciamo oggi. La prima è la presenza di agenti deliberatamente malevoli, come criminali, molestatori e hacker a libro paga governativo. La seconda è il proliferare di piattaforme commerciali che seguono modelli di business tossici e premiano il diffondersi di clickbaiting e disinformazione. La terza riguarda le conseguenze — tutto sommato impreviste — relative al mettere in contatto un gran numero di persone in pubbliche piazze virtuali e anonime, un fenomeno che giorno dopo giorno vediamo polarizzare dibattiti e coscienze.

Secondo l'informatico britannico, per affrontarle occorre la consapevolezza che il web può e deve cambiare in meglio; occorre una legislazione moderna adatta all'era digitale; occorre che le società evitino di anteporre il proprio profitto al rispetto dei diritti umani, della privacy dei loro clienti, dei principi della democrazia, delle fattualità scientifiche e della sicurezza delle persone; infine, occorrono cittadini pronti a pretendere che queste richieste vengano esaudite. Soprattutto però è fondamentale che nei prossimi anni il web diventi veramente accessibile a tutti, una questione che in molti Paesi si pone solo marginalmente ma che è di fondamentale importanza. "La battaglia per il web" — conclude Berners-Lee — "è una delle più importanti della nostra epoca. Oggi metà del mondo è online, ma è più urgente che mai che l'altra metà non sia lasciata indietro, e che tutti contribuiscano a un web portatore di uguaglianza, opportunità e creatività".

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