ILLBuster è l'acronimo di Illegal activities Buster, cioè distruttore di attività illegali, e non ci poteva essere definizione migliore di quello che appunto si presenta come software per proteggere i computer dalle tante e continue minacce, basti pensare solo al phishing, vera e propria tecnica di truffa informatica attraverso la quale rubare i dati degli utenti. Il progetto è stato interamente finanziato dalla Commissione Europea per 364 mila euro ed è entrato già in azione nel Febbraio di questo. L'attività prevista in questa fase è di due anni, il progetto terminerà appunto nel Febbraio del 2016.

ILLBuster in pratica è programmato per segnalare in tempo reale tutte le minacce, malware e altre situazioni pericolose, e di segnalarle, in tempo reale, attraverso un sistema di alert che si attiva in presenza di contenuti pericolosi. Caratteristica di ILLBuster è che il software non viola in maniera assoluta la privacy degli utenti e di conseguenza il risultato è quello di avere una rete sempre libera da potenziali minacce.

Una volta che il sistema rileva una minaccia pericolosa, il software automaticamente invia un alert alle autorità competenti in materia. Il software è anche progettato per individuare in rete i contenuti pedopornografici, rispettando i diritti degli utenti che navigano senza commettere alcun atto illecito.

L'idea di ILLBuster è nato da un pool di ricercatori di diverse università europee. Al progetto partecipano dunque l'Università degli Studi di Cagliari, leader del progetto, e l'Università Milano-Bicocca con due unità di ricerca: la prima guidata da Andrea Rossetti, docente di Filosofia del diritto nel dipartimento dei Sistemi Giuridici, si occuperà di sviluppare modelli deontici che possano rappresentare all'interno del software gli aspetti giuridici; l'altra, guidata da Francesco Archetti, docente di Ricerca operativa nel dipartimento di Informatica Sistemistica e Comunicazione, contribuirà allo sviluppo della piattaforma per quel che riguarda gli aspetti inerenti al riconoscimento semantico.

Al progetto partecipa anche l'università polacca Naukowa I Akademicka Siec Komputerowa, l'Università della Georgia (Usa), l'azienda svedese Netclean Technologies, la Polizia Postale e delle Comunicazioni, la Guardia di Finanza.