Poco più di un anno fa era scoppiata una polemica nei confronti di Amazon, rea di aver brevettato una tecnologia per tracciare il rendimento dei propri dipendenti utilizzando bracciali elettronici che in realtà non furono mai prodotti. La vicenda si sgonfiò presto proprio perché il gruppo non aveva mai fatto uscire dispositivi del genere dall'ufficio brevetti, ma altrove la visione della multinazionale statunitense ha già preso piede. Settimana scorsa un servizio di una emittente locale cinese ha raccontato di come l'amministrazione di uno dei distretti di Nanchino abbia dotato i propri netturbini di veri e propri braccialetti smart pensati per monitorarne le prestazioni.

Si tratta di dispositivi da indossare al braccio che svolgono due funzioni fondamentali: la prima è quella di un semplice orologio che scandisce gli orari di inizio e fine turno, registrando le ore di lavoro; la seconda e più inquietante utilizza una serie di accelerometri e un'antenna gps per rilevare il movimento del lavoratore e la sua posizione rispetto alle vie che devono essere ripulite. I dati vengono utilizzati in relazione a un software che capisce in automatico se chi indossa il dispositivo sta rallentando il proprio ritmo di lavoro e — fino a pochi giorni fa — anche in tandem con un sistema di notifiche che incitava con parole di incoraggiamento i lavoratori fermi da più di 20 minuti nello stesso punto.

Quest'ultima caratteristica è stata disattivata dall'azienda dopo le vivaci proteste che sono immediatamente seguite al diffondersi della notizia, ma il cuore dei gadget è rimasto intatto: la cronologia degli spostamenti dei lavoratori continua a essere registrata senza soluzione di continuità e può essere analizzata in tempo reale o a posteriori in cerca di discrepanze tra il luogo dove i dipendenti dovrebbero essere in un dato momento e quello in cui si trovano effettivamente.