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7 Novembre 2011
12:51

Intervista a Federico Morello, enfant prodige dell’innovazione made in Italy

Federico Morello è il giovane alfiere della banda larga italiana. A sedici anni può già vantare diversi successi “regionali” nella lotto contro il digital divide e, ora, sta per partire con il progetto Panedigitale.org: un servizio su base nazionale che si propone di offrire soluzioni personalizzate a territori digital divisi.
A cura di Anna Coluccino
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Immaginate di avere tredici anni e di vivere nel profondo nordest. Immaginate di abitare in un paese di duemilacinquecento anime e di non avere la banda larga. Immaginate di sentire la mancanza di una connessione a Internet veloce. Cosa fareste?

Il 90% delle persone si limiterebbe a ignorare il problema o, al massimo, se ne lamenterebbe al bar inveendo contro il governo ladro, il 9% protesterebbe con forza chiedendo soluzioni, l'1% protesterebbe con forza trovando soluzioni praticabili.

Ecco.

Federico Morello appartiene alla categoria di chi individua problemi e trova soluzioni, appartiene a questa categoria per diritto di nascita, e se già a tredici anni inviava lettere al sindaco per chiedere la banda larga, a quattordici gli ha anche suggerito la soluzione.

E alla fine l'hanno applicata insieme quella soluzione, e se oggi Sequals (paesino in provincia di Pordenone) ha la banda larga lo deve a lui, a Federico.

Oggi Federico Morello ha sedici anni e, dopo aver dato vita al progetto FriuliADD proponendosi di replicare l'esperienza "locale" a livello regionale e offrendo soluzioni al digital divide, punta dritto alla ricerca di soluzioni per la banda larga su tutto il territorio nazionale perché -come dice lui stesso: "il problema dell’alfabetizzazione informatica dovrebbe esser affrontato nello stesso modo in cui si combatté l’analfabetismo nel dopoguerra".

E noi crediamo abbia ragione. Da vendere.

A tu per tu con il giovane Federico Morello

Lavori da ormai tre anni (anche se in totale ne hai appena sedici) per l’azzeramento del digital divide. Hai formulato proteste e proposte che dal tuo paese di 2.500 abitanti vanno estendendosi all’intera nazione, stai per diventare l’enfant prodige dell’innovazione made in Italy, ma dimmi la verità: intendi continuare a fare innovazione dal Friuli o immagini di spostarti?

Non mi sento di escludere nessuna delle due ipotesi. Vivere nel profondo nordest, in una regione “ponte” tra paesi e culture diversi non è male, ma non sono un abitudinario e i cambiamenti mi hanno sempre affascinato. Una delle forze della Rete però è proprio la possibilità – una volta connesso – di collegarti con il mondo. Posso lavorare e comunicare con chiunque, si trovi esso a Vicenza, San Francisco o Sidney senza alcuna differenza.

Il progetto Panedigitale si propone di mappare il problema del digital divide e offrire soluzioni diverse e “personalizzate” a seconda delle esigenze locali. Potresti farci un esempio di problema-soluzione?

Siamo in fase di progettazione e sviluppo, quindi non posso ancora dire molto. Mettiamo che un territorio ‘x' risulti secondo la mappatura (o ci venga segnalato) digital diviso, i cittadini o la Pubblica Amministrazione stessa potranno inviare in modo facile e veloce una richiesta di copertura. A quel punto lavoriamo ad un pacchetto di copertura per e con la Pubblica Amministrazione che permetta di risolvere il digital divide con la soluzione migliore in termini di costi, qualità e nel modo più tempestivo possibile insieme a providers con i quali collaboreremo sul versante della consulenza territoriale. Potrà sembrare scontato, ma vi assicuro che sarà qualcosa di veloce e semplice e totalmente innovativo.

Qualche tempo fa, Peter Thiel lanciò una proposta choc: avrebbe finanziato progetti di innovazione tecnologica che riteneva validi a patto che i proponenti accettassero di lasciare l’università. Tu cosa pensi di fare? Affiancherai il percorso accademico allo slancio imprenditoriale come Larry Page e Sergey Brin oppure seguirai le orme di Zuckerberg e Jobs?

Purtroppo anche in questo caso mi è difficile rispondere ora. Mi piace vedere l’università come un mezzo o un percorso e non come un fine. Dipende da alcune variabili imprevedibili, ma non escludo di poter decidere serenamente di proseguire intraprendendo altre strade. Di certo non per “calcare le orme” di qualcuno, quanto più per convinzione e scelta personale.

Quali sono i tuoi modelli di imprendorialità legata all’innovazione digitale?

A prescindere da tutti i discorsi che possiamo fare sulla “chiusura” dei prodotti Apple e sulla recente nascita della moda della mela, penso che il più grande innovatore, direi rivoluzionario, dell’ultimo secolo sia stato Jobs. Ha rivoluzionato tantissimi settori diversi (pc, telefonia, musica, editoria, game…) ne ha reinventati altri e ha saputo continuare a fare innovazione anche dopo brusche cadute. Google e Facebook inoltre stanno rivoluzionando la Rete e le nostre abitudini, ma potendo uscire dall’imprenditorialità vorrei ricordare Tim Barnes-Lee, senza il quale non esisterebbero il Web e le innovazioni/rivoluzioni collegate alla Rete.

Da quali personaggi del mondo tecnologico italiano ti senti ispirato in maniera particolare e perché?

Da tutti gli startupper che lavorano e superano ostacoli ogni giorno mantenendo alta la bandiera dell’innovazione in questo paese. Tutti nessuno escluso: dai componenti della startup di successo in Veneto, di quelle in difficoltà o di quelle che magari hanno dovuto spostarsi all’estero e ce la stanno facendo come i ragazzi di Mashape in California.

Ci racconti step by step i passi che hai dovuto fare per arrivare all’ideazione a alla (quasi) implementazione di  Panedigitale.org?

Visti i buoni risultati ottenuti nei miei territori e in alcuni altri comuni pordenonesi, già da un anno mi occupavo di digital divide con FriuliADD cercando di esportare il modello applicato a Sequals. Ora abbiamo deciso che è giunto il momento di utilizzare l’esperienza e i contatti maturati in questo anno per partire con qualcosa di più organizzato e svincolato dai confini regionali, con qualcosa di nuovo. PaneDigitale è quindi la naturale evoluzione di FriuliADD e di ciò che facevamo per portare la banda larga e promuovere la cultura della rete. Ora stiamo ultimando il progetto e a breve passeremo allo sviluppo vero e proprio. A proposito, se qualcuno fosse interessato a dare una mano proprio su quest’ultimo piano si faccia avanti!

Lo scorso aprile sei intervenuto al Festival delle Città Impresa di Tavagnacco presentando un argomento dal titolo “Ponte sullo stetto o banda larga?” Il progetto del ponte sullo stretto di Messina "pare" sia stato finalmente accantonato. Se potessi usufruire in prima persona del denaro risparmiato per agire sul livello dell’innovazione digitale, cosa faresti?

La risposta potrà sembrare scontata, dico solo che in momenti come questo trovare un vettore di crescita economica e sociale che possieda i numeri di Internet è impossibile: per ogni 10% in più di banda larga si registra un aumento dell’1,5% circa del PIL, a cui poi dobbiamo aggiungere altri 40 miliardi di euro annui di risparmio stimato. Alla luce di questi dati Internet e l’e-commerce in Italia hanno ancora un peso troppo piccolo nel PIL e il problema dell’alfabetizzazione informatica dovrebbe esser affrontato nello stesso modo in cui si combatté l’analfabetismo nel dopoguerra. Nonostante il periodo che stiamo attraversando, in tutto il mondo gli investimenti per la banda larga e l’agenda digitale sono fattori assodati come importanti e strategici. Qui invece… Che poi, non ho ancora capito se il ponte lo faranno o meno.

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