24 Febbraio 2011
13:47

Julian Assange condannato all’estradizione in Svezia: già pronto l’appello

La corte britannica ha accolto la richiesta della magistratura svedese, accordando l’estradizione di Julian Assange. Il “reato” di cui è accusato è: aver fatto sesso consenziente e non protetto con due donne ed essersi poi rifiutato di fare il test dell’HIV.
A cura di Anna Coluccino
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La Belmarsh Magistrates' Court, una corte che viene definita, a ragione, la Guantanamo inglese e che dovrebbe occuparsi solo di casi legati al terrorismo, ha appena emesso una sentenza in materia di "reati sessuali" e, per essere più precisi, ha sentenziato su di un crimine che si configura come tale solo in Svezia. Un reato men che minore, un reato virtualmente inesistente, ma di cui si è reso colpevole Julian Assange, il fondatore di WikiLeaks: il volto simbolo della lotta contro il potere, e allora tutto cambia.

Allora ben venga la Guantanamo inglese, ben venga l'Interpol e l'estradizione in Svezia: e tutto per non aver usato il preservativo in un rapporto sessuale consenziente ed essersi, poi, rifiutato di fare il test per HIV. Non ci credete? Sta accadendo, ora, nella "civile" Inghilterra e, da come si stanno mettendo le cose c'è da credere che Assange perderà anche l'appello, e non perché non abbia argomenti con cui difendersi, l'accusa è talmente assurda che, in condizioni normali, non avrebbe neppure varcato l'ufficio di polizia di quartiere da cui è partita; ma Julian perderà, e a poco servirà contrapporre validi e razionali argomenti. Il reato di cui è accusato non è che un pretesto. Tutti ne sono al corrente, ma qualcuno ha deciso che quel pretesto è più che sufficiente. E allora? A cosa volete che servano le argomentazioni, le prove, il buon senso?

La situazione è così paradossale che c'è persino chi ha pensato di creare un generatore automatico di reati sessuali per arrestare Assange, un tool che, ovviamente, ha il solo scopo di ridicolizzare (com'è giusto che sia) il modo in cui è stata affrontata tutta la questione. Ammesso che non sia propriamente corretto e signorile rifiutarsi di fare il test dell'HIV, questo rifiuto può mai essere considerato un reato di gravità tale da richiedere l'intervento dell'Interpol, il pronunciamento di una corte che si occupa di reati connessi al terrorismo e l'estradizione in Svezia?! No, non può, ma la sentenza è già scritta, il disegno è chiaro, anzi, cristallino: prima ci sarà l'estradizione in Svezia e poi la consegna del "prigioniero Assange" agli USA; dove la giustizia sta costruendo un bell'impianto accusatorio allo scopo di metterlo sotto processo per aver rilasciato informazioni sensibili e "messo in pericolo la nazione". Perché a mettere in pericolo i militari USA non è il governo che li spedisce a combattere una guerra ingiusta, che copre azioni delittuose, stermini di civili, no, per carità: a mettere in pericolo i militari è colui che racconta, non colui che fa!

Esiste il rischio concreto che, da qui a pochi mesi, Julian possa essere attaccato alla sedia elettrica per aver detto la verità. Nulla accadrà, invece, a coloro che hanno mentito al mondo. Anzi, saranno in prima fila a godersi quell'orrida spettacolarizzazione della morte che tanto piace agli States e che sono soliti chiamare giustizia. Cosa renda un boia migliore di un assassino, poi, resta ancora da chiarire.

Per adesso, la corte londinese ha stabilito che Assange e suoi legali hanno sette giorni per presentare la richiesta di appello e Julian ha già fatto sapere che la presenterà. Cosa succederà dopo, purtroppo, sembra essere tristemente chiaro. Speriamo solo di sbagliarci.

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