no acta 11 febbraio

Il mondo è ancora una volta sul piede di guerra.

La crisi economica imperversa in tutto l'occidente e non se ne vede la fine.

La disoccupazione è alle stelle.

Focali di protesta scoppiano e vengono repressi nel sangue in ogni dove.

Eppure di cosa si preoccupano – incessantemente – i governi del mondo? Della tutela del copyright in rete, di reprimere la libera diffusione della cultura sul Web; si preoccupano di censurare Internet. Negli Stati Uniti come in Europa, passando per la Cina, il Medio Oriente, il Nord Africa, il pallino d'ogni governante che si rispetti è: come ti imbavaglio il Web?

E così, dopo il tentativo – fallito – di far approvare al congresso statunitense i contestatissimi disegni di legge SOPA (Stop Online Piracy Act) e PIPA (Protect Intellectual Property Act), ora a tentare l'affondo ai danni della rete c'è l'Europa. Il caro Vecchio Continente, infatti, appare sempre più schierato al fianco delle multinazionali farmaceutiche e delle grandi compagnie proprietarie di diritti d'autore (perché sia chiaro, una volta per tutte, che della tutela dei diritti degli autori non frega niente a nessuno, quel che importa è che ai proprietari dei diritti – ovvero le major – sia consentito di continuare a vampirizzare l'arte, gli artisti e i fruitori d'arte).

L'arma di distruzione del Web con cui l'Europa intende bombardare la libera circolazione di idee e prodotti si chiama ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) e mira sia a fermare il commercio di farmaci generici attraverso la Rete che a difendere la proprietà intellettuale (la proprietà, non l'autore) e ha invece poco a che fare con la contraffazione, nonostante l'abile tentativo di suggerire – per mezzo del nome – che solo di contraffazione si tratti.

L'accordo in questione (a cui hanno lavorato i rappresentanti di 40 stati e "alcune compagnie interessate al provvedimento") è così trasparente, condiviso, esente da punti oscuri e di dubbio interesse collettivo che neppure il Parlamento Europeo – unico organo eletto dai cittadini d'Europa e quindi unico rappresentante dei diritti delle popolazioni – ha avuto informazioni precise riguardo i suoi contenuti. La situazione, insomma, ha contorni loschi, tanto che  Kader Arif – relatore UE proprio per l’ACTA – si è dimesso per protesta contro l'assenza di trasparenza e il piglio impositivo che hanno caratterizzato la stesura e la firma del provvedimento.

Secondo Arif, dimessosi il 26 gennaio scorso, "Il Parlamento europeo, unico rappresentante dei diritti del popolo, non ha avuto alcun accesso ai contenuti del provvedimento, né aveva alcuna informazione riguardo la posizione sostenuta dalla Commissione né riguardo le richieste degli altri firmatari dell'accordo". Attraverso le sue dimissioni, il politico socialista francese ha voluto denunciare "nella maniera più rumorosa possibile il processo che ha portato alla firma dell'accordo, caratterizzato dall'assenza di contatto con la società civile e dalla mancanza di trasparenza fin dall'inizio".

Stando alle parole di Kader Arif, la libertà online in Europa non è mai stata più in pericolo.

L'ACTA è una vera e propria bomba per web; un attacco al diritto di informarsi e di acquistare i prodotti più convenienti sul mercato. Per mezzo del succitato accordo, i cui tratti eversivi sono stati colpevolmente celati agli occhi dei cittadini europei, l'accesso alle versioni generiche dei farmaci necessari al trattamento di alcune malattie sarà interdetto, e il possesso anche solo di un singolo brano o film sul proprio computer potrebbe avere conseguenze penali.

Arif chiede ai popoli di sollevarsi, di far sentire la propria voce e la propria indignazione, di costringere la Commissione ad aprire quel dibattito che – fino ad oggi – ha tentato di evitare. "L'ACTA è un accordo misto" afferma il politico francese, e per tanto "dovrà essere ratificato sia dal Parlamento europeo che da ogni Stato membro dell'Unione, il che significa che c'è l'opportunità di organizzare dibattiti a livello nazionale". Il tempo per fermare l'accordo, insomma, c'è, ma occorre tener presente che non c'è più alcuna possibilità di modificarlo, lo si può accettare o respingere. La discussione (così come la fase di consultazione) si è conclusa il primo ottobre 2011, "la Commissione europea ha negoziato a nome dell'Unione europea sulla base del mandato conferitole dagli Stati membri nel 2007″ sottolinea Arif, quindi non c'è più alcuna possibilità di cambiare l'accordo: è la fase del prendere o lasciare. E pare proprio che lasciare sia l'unica opzione plausibile se si vuol conservare intatta la libertà del Web.

L'ACTA finge di parlare di contraffazione ma – in realtà – è l'accordo mia solo a proteggere gli interessi economici delle multinazionali farmaceutiche e delle major. Come giustamente evidenziato da Kader Arif : "I farmaci generici non sono farmaci contraffatti, non sono la versione falsa di un farmaco, sono la versione generica del farmaco, la cui produzione è resa possibile o dalla scadenza del brevetto del farmaco originale, o perché dalla decisione di un dato paese di mettere in campo precise politiche di tutela della salute pubblica". Perché mai, quindi, fermare il commercio dei farmaci generici se non al solo scopo di proteggere interessi lobbistici, corporativi? Perché, ad esempio, impedire a paesi come India e Africa di utilizzare i farmaci generici -come stanno facendo- per combattere l'HIV? Davvero la salute di milioni di persone è così poca cosa per l'Unione Europea di fronte alla strenua difesa di interessi economici particolari?

"Il problema dell'ACTA" afferma Arif in un'intervista rilasciata al Guardian, "è che, concentrandosi genericamente sulla lotta contro la violazione dei diritti di proprietà intellettuale, tratta i farmaci generici come farmaci contraffatti. Ciò significa che il titolare del brevetto può fermare la spedizione di farmaci verso i paesi in via di sviluppo, sequestrare il carico e persino ordinare la distruzione dei farmaci come misura preventiva ".

L'ACTA – insomma – è schierato solo ed esclusivamente al fianco dei proprietari dei brevetti e non tutela neppure vagamente gli utenti,  le popolazioni, i cittadini.

E le cose non cambiano affatto se si legge il capitolo riguardante la rete in senso stretto. "Il capitolo riguardante Internet è particolarmente preoccupante" continua Arif nell'intervista al Guardian "alcuni esperti ritengono che venga reintrodotto il concetto di responsabilità del provider Internet, principio che viene esplicitamente negato dalla legislazione europea". Questo potrebbe rendere gli ISP che forniscono l'accesso ad internet diretti responsabili degli illeciti commessi dagli utenti che si servono del file-sharing.

Ma c'è di più: l'ACTA intende istituire severi controlli alle frontiere, atti a bloccare il commercio di materiali contraffatti, ma -per come è formulato l'accordo – anche la "detenzione di un file illegalmente acquisito" potrebbe essere considerata una base per l'avvio di un commercio basato sulla contraffazione e -quindi- far scattare la denuncia penale.

L'accordo, insomma, è un attacco senza quartiere, senza distinzioni, senza limiti di buon senso e senza alcun interesse riguardo i concetti di "diritto" e "bene comune".

Per questa ragione, il prossimo 11 febbraio, il mondo darà avvio a una protesta senza precedenti  contro l'ACTA. La protesta va estendendosi ogni giorno di più e chiede una cosa chiara, semplice: chiede al Parlamento europeo – rappresentante dei cittadini- di respingere l'ACTA.

La mobilitazione globale chiede a chiunque sia intenzionato a opporsi all'accordo di organizzare un evento di protesta contro l'ACTA e segnalarlo via mail all'indirizzo: ainfo@accessnow.org. Già moltissimi cittadini hanno aderito, e il prossimo 11 febbraio si candida a diventare un giorno memorabile per la libertà del Web. Infatti, anche se molti paesi hanno già firmato il trattato, se il Parlamento respinge ACTA, l'accordo sarà gettato nella pattumiera della storia.

Per sapere quali città hanno aderito alla protesta occorre collegarsi al sito accessnow.org, quindi ci sono due modi per far parte della mobilitazione: decidere di partecipare a uno degli eventi segnalati cliccando sul link corrispondente, oppure creare un proprio evento di protesta e segnalarlo al sito.

Il prossimo 11 febbraio sarà una giornata importantissima per il futuro della rete in Europa, chiunque tenga alla libertà del Web, chiunque intenda difendere il diritto alla salute, all'informazione e all'accesso alla cultura è chiamato a impegnarsi in prima persona. La battaglia contro i disegni di legge SOPA e PIPA è stata vinta, ora la sfida consiste nel non perdere questa, con o senza il supporto dei grandi colossi tecnologici.