Quando un discorso passa dagli studi di settore ai blog più disparati, l'entità del problema appare subito ingigantita, come nel caso degli ultrasuoni che verrebbero utilizzati dalle aziende per spiare i nostri spostamenti e le nostre transazioni. Questo è quanto possiamo leggere nel post pubblicato sul blog di Beppe Grillo intitolato "I nostri cellulari ci ascoltano". Viene dipinto così un mondo di aziende e applicazioni che ci spiano continuamente con suoni non udibili. Esisterebbero anche "nuove misteriose tecnologie" capaci già di mettere in comunicazione i cellulari, semplicemente avvicinandoli tra loro. Per la verità di nuovo hanno ben poco, visto che il Bluetooth è uno standard di comunicazione tra dispositivi ben noto, il cui funzionamento è stato reso ufficiale dalla Ericsson nel 1999. Non usa gli ultrasuoni bensì la banda radio a onde corte (UHF), sulle frequenze che vanno dai 2.4 GHz ai 2.485 GHz.

Oltre a questo si citano applicazioni come Google Nearby e Silverpush attribuendo loro l’utilizzo di questa tecnologia a ultrasuoni per tracciare gli utenti. Qui occorre fare un paio di precisazioni: il funzionamento di Google Nearby si avvale dei servizi di Google Play e non esegue data-tracking, anche se è possibile vedere quante persone accedono al collegamento non è possibile stabilire alcuna connessione tra telefono, utenti e clic specifici; Silverpush si avvale effettivamente della Nsdt (Near sound data transfer), tecnologia di transazione mobile basata su comunicazione audio, utilizzata per creare firme elettroniche garantendo transazioni sicure, questo è possibile sfruttando il canale audio integrato in tutti i cellulari.

Ci spiano con gli ultrasuoni attraverso i cellulari?

Gli ultrasuoni sono onde sonore di frequenza superiore ai 20 kHz, tanto alte da risultare non udibili all’orecchio umano. Si citano diversi esempi, resta però un mistero come è perché debbano utilizzare gli ultrasuoni, visto che anche volendo carpire in segreto i nostri dati, hanno già a disposizione mezzi più semplici per farlo. Questo non significa che dobbiamo abbassare la guardia: parliamo di questioni ampiamente dibattute, riguardo al "monitoraggio cross-device" e la questione dei “beacon audio” ad alta frequenza, trasmessi magari durante gli spot pubblicitari. Questi suoni, che non sono udibili dall'orecchio umano, possono essere rilevati da qualsiasi dispositivo nelle vicinanze dotato di microfono e possono quindi attivare determinate funzioni su quel dispositivo.

Cosa sappiamo davvero

L’ipotesi è stata studiata davvero in una ricerca presentata nel 2017 a Parigi, durante il secondo Simposio europeo su sicurezza e privacy. I ricercatori dell’università di Brunswick hanno davvero verificato la possibilità di tracciare con gli ultrasuoni diverse attività, dallo zapping in Tv al tracciamento dei luoghi visitati e scovare altri dispositivi dell’utente spiato. Il mezzo per rendere possibile tutto questo si trova in tutti i nostri cellulari: il microfono. Il documento in questione cita anche Silverpush. Effettivamente la società aveva proposto di farne uso durante le pubblicità, ma la richiesta è stata duramente bocciata nel 2016 dalla Federal trade commission. Certamente i ricercatori della Brunswick hanno accertato l’uso degli ultrasuoni attraverso oltre 200 applicazioni Android, ma riguardano prevalentemente quelle utilizzate in Asia. Partendo da una analisi di oltre un milione di applicazioni per Android, i ricercatori ne hanno individuato 234 contenenti codice utile per attivare il segnale a ultrasuoni. Si tratta di una quantità estremamente ridotta. Sono gli stessi ricercatori a mettere le mani avanti:

La tecnica è piuttosto affidabile […] anche se le onde ad alta frequenza sono facilmente interrompibili. Ad oggi la minaccia è pertanto limitata, anche perché esistono altre tecnologie che permettono di “pedinare” gli apparecchi con meno sforzi.

Siamo già tracciabili senza bisogno di ultrasuoni

Il termine “ultrasuoni” può certamente suggestionare, tanto da farci dimenticare che siamo già tracciabili a nostra insaputa con tecnologie meno limitate, protette da ben più cavilli legali nei vari paesi del Mondo, anche se sappiamo che ultimamente si sta cercando di porvi rimedio.