I nativi digitali in Italia pesano meno che altrove. Quando si immagina un giovane tra i 15 ed i 24 anni, si pensa a questo come un "genio dell'informatica", ad un soggetto nato e cresciuto insieme ad internet, luogo del quale conosce ogni angolo ed ogni vantaggio ad esso legato. In linea di massima, non c'è alcun dubbio che i più giovani abbiano avuto un notevole vantaggio rispetto alle generazioni più "anziane" nell'approccio con la rete, ma in Italia i c.d. nativi digitali, pesano meno che altrove.

E' questo quanto svelato dai dati raccolti dal Georgia Institute of Technology attraverso un recente studio che ha coinvolto i giovani utenti della rete e ne ha calcolato l'incidenza a livello internazionale. Secondo lo studio sarebbero circa 363 milioni i "nativi digitali" della rete su scala mondiale (circa 7 miliardi di persone), ossia quel 30% di giovani che hanno utilizzato in maniera assidua i servizi offerti da internet in maniera assidua per almeno 5 anni. E' questo, infatti, il parametro di riferimento utilizzato dall'istituto statunitense nell'elaborazione dei suoi dati.

Al primo posto si classifica la Corea del Sud con ben il 99.6% dei giovani "digitalizzati", mentre il Paese in cui questi hanno più peso in base alla popolazione è l'Islanda con il 13.9% dell'intera popolazione. Gli Stati Uniti, patria indiscussa del web, si piazza al sesto posto con il 96% di nativi digitali che occupano il 13.1% della popolazione.  Per trovare l'Italia all'interno della classifica, che conta ben 180 Paesi, bisogna scendere fino alla posizione numero 78, con il 67.8% di giovani digitalizzati che, però, hanno un peso sulla popolazione totale pari appena al 6.7%. La metà di quanto accade in Malesia dove il 74.7% dei suoi giovani possono essere ricollocati tra i nativi digitali ed il loro peso sulla popolazione arriva a toccare quota 13.4%.

Prima dell'Italia, comunque, la classifica appare piuttosto variegata tra Paesi occidentali ed orientali come la Nuova Zelanda, la Corea del Sud, la Malesia, la Lituania, gli USA, le Barbados, la Slovacchia e la Danimarca. Il motivo di fondo è semplice: in Italia ci sono pochi giovani e di conseguenza questi non incidono abbastanza sulle attività della rete. Un problema "non da poco" affermato indirettamente da Michael Best del Georgia Institute of Technology con le parole:

Il futuro di ogni nazione sarà deciso dai giovani di oggi e dalla tecnologia. I Paesi con un'alta percentuale di ragazzi che hanno una buona presenza online costruiranno e guideranno l'epoca digitale che è in arrivo.

Nonostante, come prevedibile, in cima alla classifica si posizionano le Nazioni più ricche del globo, dallo studio è emerso che nel corso degli ultimi 5 anni, l'utilizzo dei servizi web è aumentato vertiginosamente soprattutto nei c.d. Paesi in via di sviluppo con previsioni che parlano di un raddoppiamento entro il 2017.