Da anni ormai la Biblioteca Vaticana sta abbracciando la digitalizzazione, trasformando decine di migliaia di manoscritti di valore inestimabile in altrettanti documenti consultabili online da ogni parte del mondo. A partire da questi giorni però l'istituzione della Santa Sede di tradizione plurisecolare ha deciso di proteggersi da eventuali incursioni hacker utilizzando una tecnologia anti intrusione di nuova generazione: una rete di bot basata su intelligenza artificiale e messa a guardia del sito web e delle infrastrutture di server che custodiscono le repliche digitali di più di 80.000 volumi.

La notizia l'ha riportata il The Observer in una intervista all'architetto dell'operazione, il responsabile della sicurezza informatica della biblioteca, Manlio Miceli. La Biblioteca Vaticana ha stretto una partnership con un'azienda britannica specializzata in cybersicurezza e intelligenza artificiale, che ha fornito all'istituzione una soluzione di protezione fuori dal comune: non più una soluzione software da utilizzare sotto la costante supervisione di personale in carne e ossa, ma una rete di programmi capace di pattugliare 24 ore su 24 i perimetri digitali da difendere, di intercettare in autonomia i prodromi tipici di una minaccia informatica in arrivo e di elaborare una strategia per contenerla.

Minacce in aumento

La Bilbioteca Vaticana del resto si trova immersa in uno scenario particolare: è custode di un patrimonio inestimabile e capace di attirare l'attenzione indesiderata di hacker e altre organizzazioni. Tra ransomware e azioni di manipolazione che potrebbero cancellare, tenere in ostaggio o falsificare un patrimonio che risale a secoli fa il tasso di attacchi subito al mese è in aumento – fatto che ha spinto i responsabili a rivolgersi a una soluzione di sicurezza che possa far fronte al ritmo e alla complessità delle sfide emergenti con velocità ed efficacia.

Quello degli attacchi in aumento "Non è un problema che si può risolvere aumentando il personale che se ne occupa" ha dichiarato Miceli al The Observer. "Occorre piuttosto aumentare le capacità stesse degli esseri umani, accompagnandone le facoltà con tecnologie capaci di rispondere alle minacce con la rapidità di una macchina. La rete di bot messa a guardia dei server della biblioteca che custodiscono le versioni digitali dei manoscritti "non dorme mai, non si prende pause e può analizzare più minacce di quanto sia in grado di fare il migliore dei team in carne e ossa; in pochi secondi può distinguere una innocente anomalia da una potenziale minaccia". Del resto l'unica altra alternativa per tenere al sicuro i propri sistemi è disconnetterli completamente da Internet, ma in questo modo il progetto perderebbe il suo senso.