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7 Maggio 2015
13:43

La Commissione Europea è pronta a lanciare il mercato unico digitale europeo

La Commissione Europea guidata da Jean-Claude Juncker getta le basi per la costituzione di un mercato unico digitale a livello europeo. Un programma di 16 punti, da realizzare entro il 2016 che dovrebbe dare una spinta al PIL dell’UE da 415 miliardi di euro.
A cura di Francesco Russo
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La Commissione Europea guidata da Jean-Claude Juncker getta le basi per la costituzione di un mercato unico digitale a livello europeo. Un programma di 16 punti, da realizzare entro il 2016, prevede di unificare un mercato fin troppo frammentato e fin troppo ostacolato da norme che spesso frenano la crescita dell'economia digitale del continente. Il piano tocca tutti i punti critici su cui negli anni si è discusso molto come investimenti su banda larga, copyright, telecomunicazioni, ecommerce e dovrebbe garantire una spinta al PIL da 415 miliardi di euro. Alcuni già si affrettano a dire che questo è un piano per contrastare i colossi tech americano che operano sul suolo europeo. Ma l'Europa necessita di un mercato unico per crescere.

Oggi gettiamo le basi per il futuro digitale dell'Europa, voglio vedere reti tlc pancontinentali e servizi digitali transfrontalieri" (Jean-Claude Juncker)

Obiettivo è dunque rendere le regole che disciplinano il mercato digitale in Europa omogenee in tutti e 28 i paesi e di aiutare i consumatori ad acquistare beni con la stessa facilità che trovano nel fare acquisti online nel loro stesso paese. Programma ambizioso, dunque, ma resta sullo sfondo la grande sfida che sarà più concreta nei prossimi mesi quando si passerà a discutere delle regole nella loro specificità. Esiste ancora una forte frammentazione a livello di singoli stati nel regolare temi che dovranno trovare.

Jean–Claude Juncker
Jean–Claude Juncker

Non è la prima volta che la commissione europea affronta questo argomento, anche la precedente commissione ci provò ma tutto si risolse in un nulla di fatto. Ora la commissione Juncker prova a fare uno sforzo ulteriore con un programma di 16 punti tra i quali:

  • ridurre le restrizioni alla libera circolazione dei "dati. Ci sono servizi che vengono ostacolati dalle stesse norme che obbligano le aziende ad immagazzinare dati in specifici centri per motivi che sono al di fuori della protezione della privacy dei cittadini;
  • uno sforzo per garantire agli acquirenti europei gli stessi diritti anche quando effettuano acquisti online;
  • procedure per tagliare i costi delle consegne trasnfrontaliere, in modo da incoraggiare gli utenti a fare acquisti anche al di fuori del proprio paese;
  • un sistema di informazioni IT in modo che le imprese e apparati pubblici possano presentare una sola volta le informazioni necessarie senza doverle ripetere ad ogni ente governativo;
  • misure mirate a rendere più facile la gestione dell'IVA che si applica a diversi regimi di tasse.

Questi sono solo alcuni punti che rendono l'idea di quanto sia imponente il piano che deve essere messo a punto entro il 2016. Ma è molto probabile che per raggiungere il vero obiettivo del mercato unico digitale europeo ci sia bisogno in realtà di più anni. L'Europa ha impiegato decenni prima di poter dare il via ad un mercato libero di beni e servizi a livello di Unione Europea, è quindi logico pensare che per questo nuovo obiettivo ci vorranno degli anni.

Per avere un'idea migliore del progetto ambizioso che spetta alla commissione europea nell'attuazione di un mercato unico digitale europeo è utile dare un'occhiata a qualche dato. Ad oggi sono 315 milioni gli europei che accedono ad internet e i servizi europei all'interno del mercato digitale hanno un impatto del 4%. Il 54% dei servizi online all'interno del mercato fa capo ad aziende Usa. Nel 2014 solo il 15% degli utenti europei ha comprato online in un altro stato dei 28; e solo il 7% delle piccole e medie imprese europee ha venduto beni o servizi fuori dal suo paese. Nel 50% dei casi gli utenti UE non riescono ad acquistare a causa del geo-blocking, cioè il blocco geografico che scatta per esempio quando si cerca di comprare app o affittare auto in uno"‘store" che non è quello del paese di residenza. Il geo-blocking non esiste negli Usa, infatti se un utente con un abbonamento a Netflix si sposta in un altra città di un altro stato può tranquillamente godere dei servizi. In Europa ancora tutto questo non è sempre possibile, ma provare a realizzarlo rende bene l'idea di cosa si intende per "mercato unico digitale europeo".

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