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La Corte Ue: Google è responsabile dei dati pubblicati sul Web da terzi

Sentenza che farà discutere quella che la Corte di Giustizia Ue ha emanato oggi, secondo la quale Google è responsabile dei dati pubblicati sul Web anche da terzi. La sentenza è in risposta al caso di un cittadino spagnolo che chiedeva la rimozione di informazioni ormai obsolete.
A cura di Francesco Russo
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Sentenza che fa discutere, e molto, quella che la Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha emanato oggi. Una sentenza che punta l'attenzione sulla privacy, sul "diritto all'oblio" sul Web, ossia a quel diritto che vuole la rimozione di contenuti che richiamino avvenimenti o situazioni ormai prive di interesse, ma in grado ancora di causare dei danni, anche gravi. In sintesi, Google e tutti i motori di ricerca, sono da oggi responsabili se quei dati sono pubblicati su pagine web da terzi, proprio per il fatto di essere essi stessi responsabili della conservazione e della gestione di quegli stessi dati.

Il caso oggetto della sentenza, riguarda un cittadino spagnolo, Mario Costeja Gonzalez, che un giorno, vedendo un link su un articolo di un quotidiano online, su una vicenda che lo riguardava, di dieci anni prima, decise di andare in fondo alla questione per cercare di rimuovere quell'informazione che ormai era obsoleta. In dieci anni appunto erano cambiate tante cose e quindi quella vicenda non lo riguardava più. In sostanza, il suo nome non doveva più essere collegato a quella vicenda, come invece aveva e continuava a credere proprio Google, mettendo in relazione, dal motore di ricerca, il suo nome con quei fatti. Intenzionato ad andare in fondo alla questione, chiese al giornale la rimozione dal link, ma non ottenne nulla. Allora si rivolse a Google, ma non ottenne molto neanche in questo caso. Allora decise di rivolgersi all'Agencia Española de Protección de Datos, ossia il Garante della Privacy spagnolo. Ed è da questo momento che la vicenda del signor Costeja Gonzales viene ad essere trattata in altro modo. Quello che sosteneva era quindi supportato dalla stessa agenzia per la privacy, e cioè che il responsabile del trattamento di quel link non fosse tanto il giornale, quanto Google che incamera quell'informazione e poi, sulla base degli strumenti con in quali assegna valore e associazione tra le informazioni stesse, ne rileva i vari collegamenti. E quello che riguardava il cittadino spagnolo non era più rilevante, era obsoleto e quindi non più utile.

Inizia allora la battaglia legale che approda a Bruxelles e la Corte oggi afferma che:

Il gestore di un motore di ricerca su Internet è responsabile del trattamento dei dati personali pubblicate sul web da terzi".

E ancora:

Nel caso in cui – continuano i giudici nella sentenza – in seguito a ricerca effettuata partendo dal nome di una persona, l'elenco di risultati mostra un link verso una pagina web che contiene informazioni sulla detta persona, questa può rivolgersi direttamente al gestore per sopprimere il collegamento".

Ecco che quindi la Corte pone fine alla vicenda riconoscendo il diritto del signor Costeja Gonzales affinchè, anche sulla rete, non vi siano informazioni inutili, o anche dannose, non più riconducibili alla situazione attuale, quindi possono essere ritenute inutile e obsolete. Ma la stessa Corte risponde a tutti quesi cittadini che in effetti si sono trovati già in situazioni simili e non sono riusciti a venirne a capo. Da oggi si è aperta una strada nuova.

Si tratta di una decisione deludente per i motori di ricerca e per gli editori online in generale. Siamo molto sorpresi che differisca così drasticamente dall'opinione espressa dall'Advocate General Ue e da tutti gli avvertimenti e le conseguenze che lui aveva evidenziato. Adesso abbiamo bisogno di tempo per analizzarne le implicazioni".

Queste le parole di un portavoce di Google che evidenzia la delusione riguardo la sentenza. Certo è che da oggi qualsiasi cittadino ha di fronte a sé un modo per ribadire ai motori di ricerca di eliminare informazioni che li riguardano non più utili e attuali.

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