Se guardiamo allo stile di impiegati e dirigenti del settore tecnologico i tempi dei completi giacca-cravatta degli ingegneri Ibm sembra lontano secoli. Bene ma non benissimo, se pensiamo che in buona parte dei casi i lavoratori californiani del settore informatico fanno trionfare i luoghi comuni sui nerd, sfoggiando i soliti completi con t-shirt e jeans, certe volte con macchie annesse. Si tratta di quella che la stilista Victoria Hitchcock ha definito l’uniforme della Silicon Valley. Ma anche la trascuratezza può ispirare, non solo i programmatori, ma la stessa moda.

L’abito non fa lo Steve Jobs

Sono le stesse icone della rivoluzione tecnologica e informatica ad aver incoraggiato questa sorta di moderna austerità. Migliaia di aspiranti imprenditori tecnologici imitano per questo il look di Steve Jobs (nonostante quando era in vita non fosse mai riuscito a imporlo del tutto ai suoi dipendenti). Anche a icone attuali come Mark Zuckerberg, Jack Dorsey ed Evan Spiegel vengono abbondantemente copiate. Ma imitare in tutto e per tutto i leader di successo non ci farà diventare altrettanto bravi, si tratta di un falso mito spesso incoraggiato anche nella Pnl.

La difficile missione di Victoria Hitchcock

Tuttavia cercare di vestire in maniera trascurata senza sembrarlo può essere uno spunto interessante per stilisti come Hitchcock la quale vanta tra i suoi clienti molti dei tycoon menzionati. Ha iniziato la sua attività proprio durante il cosiddetto “boom del dot-com” nel 1999, dopo aver lavorato nello sviluppo del business e del marketing in diverse grandi aziende tecnologiche, oggi veste o dipendenti di Facebook, Uber, Google e Apple, oltre che di venture capitalist e di investment banker. La sfida per Hitchcock è rendere adulti questi “eterni ragazzi” apparentemente più interessati agli algoritmi che al dress code.

Lo stile senza sforzo estetico

Dall’ultima intervista rilasciata dalla stilista viene fuori un quadro che può sembrare poco incoraggiante, ma è al contempo gravido di ispirazione. I suoi clienti spesso non hanno alcuna sensibilità verso la moda – cosa che non si fa fatica a credere – ma è già un buon inizio il fatto che si rivolgano a lei per orientare quello che lei chiama "stile senza sforzo estetico”. La sfida non è di poco conto, occorre convincere innanzitutto questi “ragazzi” ad abbandonare “gli orribili orologi Casio, le sneaker Converse e le t-shirt giovanili del college in cambio di abiti maschili puliti da marchi come John Varvatos, James Perse, Zegna, Brunello Cucinelli, AllSaints e Y3”.