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Far Cry 6, Cuba e recitazione: “Abbiamo studiato i dittatori e reso Giancarlo Esposito uno di loro”

L’ultimo capitolo della saga inaugurata nel 2004 vede il protagonista Dani Rojas combattere contro il dispotico Anton Castillo, “El Presidente” dell’isola caraibica “Yara”. Abbiamo parlato della narrazione del nuovo episodio con Navid Khavari, narrative director del gioco.
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A cura di Ivano Lettere
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Sviluppata in principio dallo studio tedesco Crytek per poi essere assorbito da Ubisoft, negli anni la serie Far Cry ha offerto ai fan ambientazioni diverse (dall'isola tropicale all'Africa, passando per il Montana, fino ad arrivare a Cuba), un mix armonico di protagonisti e antagonisti e un arsenale di armi che farebbe invidia persino all'esercito americano. Nonostante l'esperienza stand-alone, ovvero con una storia e un contesto slegati dai capitoli precedenti, il prodotto videoludico è sempre rimasto aggrappato a un unico filone narrativo: il giocatore, gettato in un luogo impervio, è costretto per sopravvivere a lottare contro chi detiene il controllo del territorio. Questa volta sarà il turno di Dani Rojas che dovrà combattere contro il dispotico Antón Castillo, "El Presidente" dell'isola caraibica "Yara". Il sesto episodio è uscito il 7 ottobre ed è disponibile per PC, Stadia, PlaySation 4 e 5 e XboxOne, Serie S/X. Abbiamo avuto l'occasione di intervistare Navid Khavari, narrative director del gioco.

Perché hai scelto di ambientare il gioco a Cuba e quanto ha influito sullo sviluppo dello stesso la storia politica di questo paese?

Sapevamo già che saremmo tornati in un ambiente tropicale. I fan non vedevano l'ora che accadesse e la cosa ci entusiasmava. Così, mentre stavamo guardando un ambiente caraibico, abbiamo iniziato a pensare all'esperienza della guerriglia: questo ci ha fatto avvicinare alla storia cubana, con la sua rivoluzione e le ripercussioni che ha avuto, compreso il blocco navale ordinato da Kennedy. L'idea di un'isola congelata nel tempo era davvero qualcosa che volevamo esplorare, naturalmente con sensibilità e con l'aiuto di esperti. La nostra ricerca si è soffermata anche su figure importanti della storia cubana come Fulgencio Batista, o dittatori panamensi come Noriega: ci interessava studiare la presa che avevano sulle rispettive popolazioni. Ma siamo stati anche influenzati dalle recenti proteste scoppiate in Venezuela, Colombia, e perfino la primavera araba. E così tutte queste ispirazioni ci hanno aiutato ad atterrare sull'isola di Yara in Far Cry 6.

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È la prima volta nella saga che il giocatore può scegliere il genere del personaggio principale?

La prima volta che è stata concessa l'opportunità di selezionare il sesso del personaggio principale era in Far Cry 5, ma è assolutamente la prima volta che i giocatori saranno in grado di optare per un personaggio maschile o per uno femminile totalmente doppiati e interpretati da due attori meravigliosi: Nisa Gunduz e Sean Rey. Secondo noi è un modo che il giocatore ha per esprimersi, anche se in entrambi i casi vivrà lo stesso viaggio.

Il gioco ha di gran lunga la più ampia gamma di armi militare nella storia della franchise (quasi cinquanta). Perché non attenersi a quelle più comuni?

Volevamo dare ai giocatori più opzioni possibili. Fornire loro una vasta gamma che permetterà di scegliere l'equipaggiamento migliore a seconda dello stile di combattimento che sceglieranno, ed è proprio questa la bellezza di Far Cry. Che tu voglia fare chiasso o essere furtivo, sta a te decidere. Inoltre avevamo una filosofia per Far Cry 6 – "Lo strumento giusto per il lavoro giusto" – che si applica alle modifiche per armi ed equipaggiamento, che si tratti di proiettili perforanti o repellenti chimici. Questi possono essere utilizzati per armi standard e anche quelle che chiamiamo armi Resolver Guerrilla. Queste armi "fai da te" sono fatte con materiali domestici, ma messe insieme in modo da dare ai guerriglieri la possibilità di affrontare i militari, sia che si tratti di una bottiglia di plastica che è stata trasformata in un silenziatore o estintori pieni di gas legati alla schiena che creano un mini jet pack. Tutto è a disposizione di Dani.

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Sono presenti tre personaggi importanti che conducono la storia: il padre/dittatore, il figlio e il protagonista/giocatore. Per caso il figlio rappresenta la scelta tra il bene e il male?

In qualche modo sì, anche se abbiamo cercato di affrontare quella dinamica tra Antón, Diego e Dani ricorrendo ad alcune sfumature. Diego sa che quello che sta facendo suo padre è sbagliato, ma allo stesso tempo lo ama, e sa che Antón sta cercando di assicurarsi la sua eredità, ma in modi incredibilmente brutali. In Dani, Diego vede qualcuno che dovrebbe essere un nemico, ma che potrebbe essere un amico nella solitudine e nell'isolamento che lo circonda, qualcuno che potrebbe dirgli in anticipo che il padre è un mostro. Non vedo l'ora che i giocatori sperimentino quel triangolo di conflitti e crescita.

Giancarlo Esposito è, ovviamente, un grande attore. Com'è stato lavorare con lui?

È stato davvero fantastico. Non avrei potuto chiedere un collaboratore migliore, qualcuno da cui avrei potuto imparare ed avere un dialogo così avvincente sia su Antón sia sui temi della storia. Era sempre incredibilmente preparato, premuroso, gentile ed era in grado di individuare un'empatia che ci serviva per Antón. Alla fine questo è un padre che sta cercando di assicurarsi la sua eredità e vuole il meglio per suo figlio. È anche un attore che non vuole ripetere quello che ha fatto prima, cosa di cui ero incredibilmente entusiasta. Questa non è una performance che abbiamo visto da Giancarlo prima – il suo ritratto di Antón è un uomo che può essere il leader più affascinante, eloquente, carismatico, ma che poi, premendo un interruttore, diventa immobile, concentrato e assolutamente terrificante con l'intensità di un solo sguardo. È stata un'esperienza incredibile che conserverò per sempre.

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