Il loro ultimo gioco a quiz per smartphone stava facendo registrare buoni risultati sul Play Store di Google, fino a quando però la casa di Mountain View non l'ha rimosso forzatamente dal suo negozio digitale mettendoli in ginocchio: è la storia degli sviluppatori di Nigmatica, una startup con sede in Sicilia e Campania che da settimane prova senza successo a far tornare la sua app online per non essere costretta a chiudere i battenti. A lanciare il primo grido d'aiuto è stato pochi giorni fa il numero uno dell'azienda, Giuseppe Gullo, con un post su Medium. Oggi ha raccontato la sua storia a Fanpage.it.

La storia dell'app

"Tra aprile e luglio abbiamo ideato e sviluppato Soccer Quiz, un titolo basato su domande di argomento calcistico e giocabile in modalità multigiocatore. Nel gioco si possono sfidare amici e sconosciuti utilizzando una valuta digitale il cui acquisto ricompensa gli sviluppatori del loro lavoro. Il gioco era partito molto bene, aveva raggiunto in 5 giorni 3300 utenti in Italia, ma il 4 agosto ho controllato le email e ho visto un'email di Google che mi informava del fatto che il gioco era stato rimosso dal Play Store, perché secondo loro avevamo violato le loro regole sui contenuti ripetitivi; in poche parole l'accusa era che il nostro gioco fosse copiato del tutto o in parte da altre app. Abbiamo aperto una contestazione spiegandoci con il nostro interlocutore, e dopo 3 giorni ci è stato detto che il gioco poteva essere ripubblicato".

Da allora però il Soccer Quiz non ha mai più visto la luce su Play Store.

"Poco tempo dopo ci è arrivata un'altra email da Google nella quale ci veniva spiegato che il gioco ora violava un altro comma del regolamento, quello sulla simulazione di gioco d'azzardo, e che era necessario aggiornarne la descrizione in tal senso affinché potesse essere pubblicato. Abbiamo accettato le condizioni di Google, anche se il nostro titolo è un semplice quiz e il caso non ha nulla a che fare con gli acquisti effettuati al suo interno: avevamo semplicemente bisogno che Soccer Quiz tornasse online. Non è servito a nulla: pochi giorni dopo l'azienda è tornata ad accusare la nostra app di essere stata copiata da altre".

"Non ci sono prove"

Gli sviluppatori hanno chiesto ripetutamente le prove alla base delle affermazioni di Google, per poter eventualmente riparare a violazioni involontarie oppure spiegare al loro interlocutore il senso e lo scopo dell'app, ma nelle email pubblicate da Gullo nel suo intervento su Medium questa richeista non viene soddisfatta. Il sospetto del team è che la pratica di violazione sia stata aperta e gestita in automatico: "Credo si tratti di un errore dell'algoritmo di Google e che il rappresentante del supporto tecnico che ci ha scritto non fosse una persona reale. Chiunque, guardando le schermate del gioco e comprendendone il funzionamento, capirebbe che si tratta di materiale originale e che al suo interno non c'è nulla di riconducibile al gioco d'azzardo".

Dopo l'ultimo scambio riportato però le email del team di Nigmatica non hanno più avuto risposta, e l'azienda si è trovata in una situazione complessa. Da una parte forzare la ripubblicazione dell'app sul Play Store potrebbe portare a un'altra contestazione che comprometterebbe anche lo status futuro dello sviluppatore nel negozio digitale. D'altro canto, continua Gullo, "Non possiamo permetterci di rinunciare a Soccer Quiz. Siamo un team di 8 persone che contavano sui guadagni provenienti da quest'app e non siamo nella condizione economica di ricominciare da zero con un nuovo progetto".

Già in passato Gullo si era trovato in rotta di collisione con il sistema di gestione delle app nel Play Store di Google: nel 2017 la sua precedente startup aveva pubblicato Il signore degli enigmi, un gioco a indovinelli che dopo il primo milione di download è stato temporaneamente rimosso dal negozio digitale. "Dopo poche settimane l'equivoco è stato risolto, ma i giorni di latitanza dal Play Store hanno danneggiato la reputazione e il posizionamento in classifica dell'app, con un impatto significativo sugli introiti dell'azienda che ha poi chiuso i battenti. All'epoca eravamo solo io ed il mio socio in azienda, ma ora ci sono anche altre persone che dipendono da noi e ci hanno dato piena fiducia: siamo decisi a non far finire così la vicenda."