Tu pensi che vuoi morire, ma in realtà si vuole solo essere salvato

Queste le parole scritte su Facebook da Hannah Smith il giorno prima di togliersi la vita il 2 agosto. E' di ieri l'articolo di Fanpage sul suicidio della 14enne britannica a causa del cyber-bullismo subito sul social network Ask.fm. La foto in alto la ritrae nella bellezza della sua adolescenza e nell'ingenuità e fragilità che accompagnava lei come tutti i coetanei che affollano le pagine del social, con base in Lettonia, che oggi finisce sotto accusa a livello internazionale.

“Vivace, allegra, molto espressiva. Era solo una teenager ed era molto, molto contenta” (Il padre della ragazza)

Queste le parole con cui il padre di Hannah ha descritto la figlia, ed ha citato gli epiteti con cui la ragazza è stata "colpita" dai cyber-bulli – “mucca”, “grassa”, “cicciona”o “muori di cancro” – fino ad arrivare al tragico gesto. Oggi il padre si chiede “Quanti altri adolescenti dovranno suicidarsi a causa degli abusi online, prima che venga fatto qualcosa?”, perché quello di Hannah non è un caso isolato, ma l'ultimo episodio di una tristemente lunga serie.

Sì, perché ultimamente il social che annovera circa 60 milioni di utenti è passato alla cronaca per l'elevato numero di suicidi in cui teen-ager dell'età di Hannah sarebbero stati indotti da stalking e bullismo subito attraverso le sue pagine. Joshua Unsworth, 15 anni, veniva trovato suicida dopo gli insulti ricevuti dai suoi "amici" su Ask.fm il 12 aprile scorso. Ancora, Jessica Laney, 16 anni, lo scorso dicembre compariva sulle pagine dei quotidiani perché suicida a causa di cyber-abusi. E la lista non si esaurisce qui.

Anche l'Italia ha avuto diversi episodi du cyber-bullismo dal triste epilogo: ricordiamo la storia della 14enne Carolina Picchio suicida perchè perseguitata dai bulli del web sui social network. In questo caso era Facebook il canale dell'aggressione. Cambia il social, ma resta uguale il fenomeno: adolescenti che si divertono a giocare con le parole o con le immagini, aggredendo i coetanei con epiteti offensivi o immagini lesive del pudore di un individuo.

La morte di Hannah ha riacceso i riflettori sul fenomeno pericoloso e, nello specifico, sul social Ask.fm. Questo nasce come un sito di domande e risposte molto usato dai teenager.  Fondato da due fratelli lettoni,  Ilja and Mark Terebin, nel 2010, il social consente agli iscritti di postare domande e ottenere risposte scritte, insieme a condividere foto, video o app nelle risposte.

Secondo la Comscore.it si tratta del 79° sito più popolare del mondo, con 13,2 milioni di visitatori registrati giornalmente fino alle ultime rilevazioni di giugno. Tanto successo si traduce in pericolo nel momento in cui l'anonimato è garantito per i suoi utenti ed ogni interazione può avvenire mantenendo l'identità celata. Sebbene non è consentito l'accesso ad utenti di età inferiore a 13 anni, attraverso credenziali false l'ostacolo è facilmente aggirabile e nessun filtro è garantito.

Proprio l'anonimato dei messaggi contenenti gli insulti potrebbe aver conferito potenza allo strumento e portare alla morte Hannah, così come le altre vittime.

I genitori degli adolescenti vittime delle pressioni sul social adesso ne chiedono la chiusura. L'attenzione attorno ai fatti citati è tanta ed anche il cordoglio da parte dei coetanei che disapprovano il gesto delle vittime. Su Twitter tanti i messaggi postati da adolescenti e non solo, quindi sembra essere tanta anche la sensibilità sull'argomento.

I ripetuti fatti accaduti richiedono un intervento. Che sia Ask.fm o un altro social, il cyber-bullismo è ormai un fenomeno diffuso che va arginato. Per definirne i contorni, per "cyber-bullismo" si intende quell'insieme di comportamenti che espongono una vittima al pubblico ludibrio attraverso mezzi elettronici come mail, messaggi istantanei, blog, filmati, fotografie. Vittima e autore devono essere entrambi adolescenti, per poter parlare di "bullismo", il quale vede spesso una vittima e più carnefici contro di essa.

Il bullo insieme ai seguaci prende di mira la vittima, il soggetto debole che una volta nel mirino finisce in trappola. Ragazzi soli, che portano il peso di qualche complesso fisico o relazionale, che hanno difficoltà nel comunicare, scarsa autostima e bisogno di approvazione: questo il ritratto del "bersaglio facile". Questi soggetti vanno protetti e la "democrazia" dei social network non rappresenta certo la giusta precauzione contro atti pericolosi e potenzialmente lesivi verso i malcapitati.

Cosa fare?   Quello che per i bulletti è un gioco, per la controparte diventa un inferno, spesso insostenibile. Questo richiede un intervento da parte di chi ha i mezzi per vigilare. Sono previsti i reati di ingiuria, molestia, stalking e, nei casi più gravi (e se supportato dai fatti) di istigazione al suicidio (art. 580 del codice penale: far sorgere nella vittima l'intento suicidario o, se già presente, rafforzarlo). Ma basta la sussistenza delle pene per rendere al sicuro gli adolescenti online? A quanto pare no, perchè le pene già esistono, ma i suicidi si susseguono ad un ritmo spaventoso. Occorre altro. Occorre abolire l'anonimato quando si posta online; introdurre dei processi di autenticazione più rigorosi, con filtri seri che vietino a chi non supera una certa soglia d'età l'accesso a strumenti che non è in grado di controllare da solo; un'educazione all'interazione sui social, e molto altro potrebbe essere pensato.

In due parole: occorre intervenire! Ed il messaggio che segue avvalora l'appello.