Non solo Batman e Superman: nel corollario dei supereroi DC, tra i personaggi ritornati in auge vi è Diana Prince, ovvero Wonder Woman, tornata sul grande schermo nel 2017 con l'omonima pellicola diretta da Patty Jenkins, che peraltro ha sancito il successo della modella e attrice israeliana Gal Gadot, che ne ha interpretato la protagonista. Il duo femminile si appresta a superare il buon risultato della primo film con un sequel, Wonder Woman 1984, di cui è stato rilasciato da poco il trailer. Al di là di "Blue Monday" dei New Order reinterpretato con tonalità epiche, e andando oltre persino sulla data d'uscita prevista il 4 giugno 2020, ciò che colpisce del trailer rilasciato è l'armatura dorata indossata dall'Amazzone nella scena finale, un dettaglio che i lettori dei fumetti apprezzeranno non poco.

Tale armatura, il cui nome inglese è Eagle Armor per l'elmo a forma di testa d'aquila e le ali dorate attaccate alla schiena, è comparsa diverse volte all'interno dei fumetti DC, in particolare nella miniserie "Kingdom Come", la cui prima edizione risale al 1996. Le creazione di questa particolare corazza si deve ad Alex Ross, artista rinominato per il suo stile fotorealista, una tecnica di pittura particolarmente dettagliata che rende le opere finali equiparabili a fotografie.

Se a prima vista la solennità dell'armatura – enfatizzata dalle forme rapaci e dalla superficie dorata – può far sembrare che essa sia utile solo per incontri cerimoniali o diplomatici, in realtà ha una grande utilità anche in combattimento, un aspetto ben evidenziato nella scena sopramenzionata del trailer. Le ali infatti hanno lo scopo di difendere Wonder Woman dagli attacchi di altri guerrieri o combattenti, oltre al fatto di conferirle la capacità di librarsi in aria, un potere di cui l'Amazzone è sprovvista.

Chissà come verrà applicata l'armatura nella sua totalità all'interno di Wonder Woman 1984. Sia il poster di presentazione, sia soprattutto il trailer, lasciano presagire l'interesse di Warner Bros. e della regista di restare fedeli al personaggio fumettistico di Diana Prince/Wonder Woman. Una sfida non semplice, considerato pure il passaggio di toni tra il primo film – decisamente più dark a causa di un'ambientazione cupa come la Prima Guerra mondiale – e il sequel, al contrario più gioioso e glitterato in quanto ambientato durante gli incredibili anni 80, come si può intendere dal titolo.