17 Novembre 2020
17:12

La storia di Megan is Missing, il film diventato virale su TikTok

Uscito nelle sale nel 2011, il film horror diventato virale su TikTok fa parte della categoria found footage. Ai tempi ha ricevuto giudizi negativi legati a diversi aspetti, dalla recitazione dei protagonisti alla scelta e alla rappresentazione dei temi trattati. Quasi 10 anni dopo, in seguito al ritorno di popolarità, il regista è tornato a parlarne.
A cura di Lorenzo Longhitano

Tra i motivi per i quali la piattaforma di condivisione video TikTok è finita sotto i riflettori nei suoi relativamente pochi mesi di vita, c'è anche la capacità di far tornare in auge mode e canzoni del passato, o che in passato non hanno mai goduto di particolare attenzione. Ultimamente sta succedendo con un film: l'ultimo fenomeno del quale gli utenti dell'app stanno parlando da settimane è infatti l'opera horror del 2011 Megan is Missing.

Cos'è Megan is Missing

Uscito nelle sale cinematografiche ormai quasi 10 anni fa, Megan is Missing si rifà al sottogenere del found footage, ovvero dei film realizzati fingendo che le riprese siano materiale autentico girato dai protagonisti o dai testimoni degli avvenimenti, e successivamente rinvenuto, rimontato e trasformato in pellicola; l'espediente serve ad avvicinare lo spettatore ai fatti narrati rendendoli all'occorrenza più spaventosi ed è stato utilizzato in opere generalmente apprezzate come The Blair Witch Project e Paranormal Activity.

Dal punto di vista delle reazioni suscitate nella critica, Megan is Missing non fa generalmente parte di questo insieme: all'uscita nelle sale ha ottenuto giudizi negativi a causa di una recitazione non esattamente convincente, ma anche per la tipologia di rappresentazione dei minori che lo contraddistingue e per via della scelta e del modo di trattare temi come la violenza e gli abusi su di essi, che nella pellicola sono centrali.

Perché se ne parla su TikTok

Come avviene spesso su TikTok, basta poco perché sulla piattaforma di condivisione video si inneschi un meccanismo di diffusione virale: il film è finito sotto gli occhi di alcuni utenti che, rimasti colpiti dalla violenza del film, hanno iniziato a parlarne nelle loro clip raccomandando agli spettatori di starne alla larga o di non guardarlo in uno stato di ansia.

Consigli del genere sortiscono raramente l'effetto desiderato, e hanno anzi contribuito a far aumentare in numero le clip nelle quali viene discussa la pellicola. Il fenomeno ha richiamato l'attenzione anche del regista del film — lo statunitense Michael Goi — che ha consigliato a sua volta di approcciarsi al film nel giusto stato d'animo; il tiktok è a sua volta diventato virale, con 7 milioni e mezzo di visualizzazioni.

 
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