L'agenzia di stampa statale cinese Xinhua News ha annunciato il debutto di due giornalisti virtuali, la cui mimica e modulazione della voce saranno gestite da una intelligenza artificiale. Con un grande schermo non sarebbe difficile capire che sono degli avatar in CGI, mentre in lontananza potrebbero trarre in inganno parecchi, anche se la voce è ancora un po’ robotica. Il loro aspetto è tratto da veri giornalisti dell’agenzia, ma vi sono delle limitazioni che potrebbero pregiudicarne il senso di fiducia nel pubblico, vediamo perché.

Notizie in inglese senza problemi di dizione

L’intelligenza artificiale permette all’avatar di leggere i testi in modo del tutto “naturale”, con una impostazione in pieno stile giornalistico, soprattutto possono farlo anche in lingua inglese, senza problemi di dizione, cosa che permette una più facile fruizione delle news provenienti dalla Cina fuori dai suoi confini. Il problema sarà piuttosto distinguere quelle realmente basate sui fatti da quelle adattate alla linea politica governativa, in un periodo in cui persino Google sta pensando di “dividere” l’attività del motore di ricerca offrendo una selezione diversa per l’area cinese.

Notizie attinte da un motore di ricerca

Effettivamente l’uso di una intelligenza artificiale per annunciare le notizie, per quanto possa essere suggestiva, non garantisce al momento che l’avatar possa essere in grado di eseguire un fact checking autonomo, quella è una fase che al momento resta umana. Come database da cui attingere le news verrà utilizzato un motore di ricerca cinese: Sogou, coinvolto nello sviluppo del sistema. Esiste anche una versione in lingua cinese, con un avatar differente. L’incapacità di gestire autonomamente una verifica delle fonti viene compensata dalla possibilità di questi giornalisti virtuali di annunciare le notizie 24 ore al giorno, sul sito web dell’agenzia di stampa e nei vari social network.

Il problema della “Uncanny valley”

Non sono mancate le critiche, non solo dal punto di vista della semplificazione del ruolo del giornalista, ridotto a mero lettore automatico di agenzie. Vi è anche il problema notto dagli anni ’70 denominato “Uncanny valley” (valle misteriosa), si tratta di quel fenomeno psicologico che porta gli osservatori ad avere un senso di disagio, inquietudine e repulsione quando una intelligenza artificiale raggiunge livelli di similitudine con gli esseri umani, ma senza far dimenticare di essere dei simulacri, questo disagio è stato fatto notare anche da Michael Wooldridge dell'università di Oxford. Questo potrebbe essere un grosso ostacolo anche dal punto di vista competitivo, dal momento che i giornalisti televisivi dovrebbero suscitare una certa fiducia nel pubblico, che evidentemente delle intelligenze artificiali non possono ancora garantire.