L'Australia è finita al centro di un complesso attacco informatico probabilmente portato avanti con l'organizzazione di un Paese straniero. A dichiararlo in queste ore è stato lo stesso primo ministro, Scott Morrison, aggiungendo che l'azione ha coinvolto diversi rami e settori non solo del governo ma anche delle attività commerciali e industriali australiane. Della natura della minaccia in realtà non è stato divulgato molto: il premier Morrison si è limitato a specificare che non si tratta di un'azione lampo, ma di una serie di incursioni nei sistemi informatici nazionali che prosegue da mesi e la cui frequenza sta aumentando nel corso delle ultime settimane.

L'attacco fino ad ora non sembra aver provocato particolari danni e le difese digitali del Paese starebbero reggendo, ma il primo ministro ha voluto comunque aggiornare il Paese su quanto sta avvenendo per rendere la cittadinanza consapevole della minaccia e invitare aziende e pubblica amministrazione a rafforzare le proprie misure di sicurezza informatica.

Le vittime e i mandanti

Tra le realtà finora colpite dalle intrusioni o dai tentativi di intrusione figurano enti governativi e industriali, organizzazioni politiche, scuole e università, sanità e aziende che operano nel settore dei servizi essenziali, anche se di nomi non ne sono stati fatti. Lo stesso del resto vale per i potenziali colpevoli: il primo ministro si è limitato ad affermare la complessità e la vastità dell'attacco lasciano pensare a un mandante di tipo governativo, e che allo stesso tempo "non sono molti i Paesi capaci di prodursi in questo tipo di attività".

Si pensa alla Cina

Nonostante l'assenza di un commento ufficiale al riguardo, la maggior parte degli osservatori esterni alla vicenda sospetta che dietro all'attacco ci sia la Cina. Negli ultimi mesi in effetti la già esistente tensione tra Australia e Cina è aumentata improvvisamente. La causa è stata la richiesta da parte australiana di avviare un'indagine indipendente sulle origini della pandemia di coronavirus — una posizione alla quale la Cina ha risposto con l'imposizione di dazi e il blocco di importazioni.