10 Marzo 2020
13:48

L’Australia ha fatto causa a Facebook per 300 miliardi: ecco perché

Iil garante per la privacy ha avviato la procedura che metterà Facebook davanti al giudizio della corte federale locale. Per la legge sulla privacy in vigore in Australia ogni violazione può costare al gruppo fino a quasi 2 milioni di dollari australiani, e gli utenti colpiti dallo scandalo sono stati più di 300.000.
A cura di Lorenzo Longhitano

Più di 300 miliardi di euro: a tanto ammonta la cifra che il governo australiano vorrebbe far pagare a Facebook in conseguenza al caso Cambridge Analytica, scoppiato nel 2018 per la violazione della privacy di milioni di utenti del social network. La comunicazione è arrivata in queste ore direttamente dal garante per la privacy australiano, che ha annunciato di aver avviato il procedimento legale che contrapporrà governo e social network per dirimere la questione.

Lo scandalo Cambridge Analytica è scoppiato nel 2018, ma fa riferimento a fatti avvenuti tra il 2014 e il 2015, quando un'app chiamata Your Digital Life e mascherata da gioco su Facebook ha raccolto i dati di 87 milioni di persone in tutto il mondo per realizzarne dei profili da bombardare poi con messaggi di propaganda politica. La maggior parte degli utenti derubati dei propri dati personali non aveva neppure mai installato Your Digital Life, dal momento che — ai tempi — le regole di Facebook consentivano gli sviluppatori alle app di raccogliere non solo i dati di chi le installava, ma anche quelli degli amici.

È anche su questa base che il garante per la privacy australiano sta muovendo le sue richieste nei confronti di Facebook. Le autorità contestano al gruppo non solo la raccolta indebita, ma anche il fatto che i dati degli utenti colpiti sono stati utilizzati per scopi dei quali non erano a conoscenza; si tratta di comportamenti in violazione della legge locale sulla privacy, per la quale la corte federale austaliana può imporre una multa di massimo 1.700.000 dollari australiani per ciascuna violazione; moltiplicata per i 311.127 utenti australiani coinvolti nel caso, un'ipotetica multa totale darebbe come risultato l'astronomica cifra.

Non è per niente detto che si arrivi a tanto però: anche se la corte federale dovesse trovare Facebook colpevole delle accuse rivoltele, la società potrebbe dover pagare una somma minore per ciascuna violazione, facendo sensibilmente scendere il conto dell'ammenda; è anche possibile — ha ipotizzato lo stesso garante — che le violazioni relative ai singoli utenti vengano considerate un'unica grande violazione e multata in quanto tale.

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