Che le fake news sui social network abbiano più probabilità di essere lette e condivise è qualcosa di noto da tempo: gli articoli che fanno disinformazione del resto sono pensati apposta per suscitare indignazione, paura e e altre sensazioni forti, e dunque curiosità e condivisione. In tempo di coronavirus l'attenzione su questo fenomeno andrebbe tenuta alta, ma Facebook potrebbe non stare facendo abbastanza al riguardo. Anzi: secondo un rapporto di Avaaz pubblicato in queste ore, gli algoritmi del social network che consigliano agli utenti le notizie da leggere potrebbero aver avuto un ruolo determinante nel diffondere disinformazione sulla pandemia in atto.

Fake news a pioggia

I contenuti del documento pubblicato in queste ore dall'associazione sono particolarmente scoraggianti. Secondo le rilevazioni effettuate da Avaaz, gli articoli di fake news visualizzati partendo dalle pagine del social sono stati 3,8 miliardi soltanto nell'ultimo anno. Negli ultimi mesi le bufale e la disinformazione hanno riguardato in particolar modo il tema del coronavirus, e in questo campo Facebook potrebbe aver addirittura giocato un ruolo negativo nella lotta alla diffusione del contagio: secondo Avaaz infatti gli articoli provenienti dai primi 10 siti Internet che diffondono fake news su Covid-19 sono stati visualizzati 4 volte in più rispetto a quelli provenienti dai maggiori 10 siti riconducibili ad autorità sanitarie come Oms e Ministero della Salute.

L'impatto sulla lotta al coronavirus

La fake news su Covid-19 diffuse a mezzo Facebook spaziano dalla presunta inutilità delle mascherine ai cosiddetti trattamenti miracolosi, passando per cure e rimedi assolutamente inefficaci che anzi in alcuni casi hanno ferito o ucciso gli utenti che li hanno messi in pratica. Stando al rapporto di Avaaz, contenuti simili sono stati visualizzati ben 460 milioni di volte nel solo mese di aprile, durante il picco globale della pandemia. Facebook insomma non starebbe facendo abbastanza per contrastare la diffusione di fake news, nonostante i vertici del social si stiano spendendo per comunicare al mondo le soluzioni adottate per fermare le bufale sul nascere e promuovere i contenuti di veridicità dimostrata, almeno sul tema Covid-19.

La responsabilità degli algoritmi

Il problema per Avaaz sono proprio gli algoritmi che guidano la diffusione delle notizie sul social. Queste formule sono alla costante ricerca delle notizie che potrebbero risultare più interessanti per gli utenti, ma nel loro lavoro — si legge nel rapporto — finiscono inevitabilmente per confondere le fonti ufficiali o affidabili con articoli scritti espressamente per generare condivisioni, e dunque spesso fuorvianti o palesemente inesatti. A poco varrebbero dunque gli sforzi di Facebook nel frenare le fake news: gli sviluppatori starebbero lottando contro se stessi cercando di arginare un meccanismo troppo radicato nelle dinamiche del social, tanto da riuscire ad arginare soltanto il 16 percento del totale delle notizie false che circolano sul social e che invece sono state intercettate da Avaaz.

La soluzione proposta

La soluzione invocata dall'associazione per mettere fine a quella che viene definita "una infodemia capace di aggravare la crisi Covid già esistente", è ritoccare l'algoritmo di visualizzazione delle notizie di Facebook; in primo luogo inviando rettifiche a tutti gli utenti che sono venuti in contatto con fake news a tema coronavirus negli ultimi mesi, ma soprattutto limitando la portata degli articoli che diffondono fake news di almeno l'80 percento, sorvegliando maggiormente la diffusione di notizie sul social e ampliando i criteri che qualificano una notizia fuorviante come vera e propria bufala pericolosa.

Campagne di vaccinazione a rischio

Il rischio è che nel futuro prossimo la diffusione di disinformazione metta in pericolo una delle armi più efficaci nella lotta alla pandemia: le campagne di vaccinazione che partiranno in tutto il mondo non appena saranno scoperti e prodotti in massa dei vaccini efficaci contro il coronavirus. Così come le fake news visualizzate su Facebook hanno convinto migliaia di persone del fatto che le mascherine sono inutili o che bere metanolo possa servire a contrastare il virus, allo stesso modo la futura ondata di bufale potrebbe dissuadere molti a sottoporsi a un trattamento che per essere efficace deve coinvolgere una buona percentuale di popolazione.

Poche ore dopo la pubblicazione del rapporto, Facebook ha risposto con la dichiarazione di un portavoce:

"Condividiamo l'obiettivo di Avaaz di limitare la disinformazione, ma le loro evidenze non riflettono le misure che abbiamo adottato per evitare che le fake news si diffondano sui nostri servizi. Grazie alla nostra rete globale di fact-checker, da aprile a giugno abbiamo applicato etichette di avvertimento su 98 milioni di informazioni errate relative al COVID-19 e rimosso 7 milioni di contenuti che potrebbero portare a danni imminenti. Abbiamo indirizzato oltre 2 miliardi di persone verso le risorse messe a disposizione dalle autorità sanitarie e quando qualcuno cerca di condividere un link su COVID-19, mostriamo un pop-up per collegarlo ad informazioni sanitarie autorevoli."