Quella eolica è una fonte di energia rinnovabile da non sottovalutare se vogliamo sperare di ridurre più velocemente l'impatto delle attività umane sul cambiamento climatico che sta minando le sorti del pianeta. Uno dei maggiori problemi insiti nel raccogliere questo tipo di energia è che il vento necessario a generarla inizia a soffiare in modo sufficientemente forte e costante solo ad altitudini elevate – il che rende necessario escogitare soluzioni ad alta quota per la raccolta. Ecco perché ormai diverse startup da anni stanno perfezionando soluzioni alternative alle ingombranti e costose pale eoliche, come droni e aquiloni che catturano l'energia del vento facendosi trascinare dalle correnti e la immagazzinano trasmettendola a dei generatori attraverso robusti cavi che le ancorano al terreno.

La tedesca Twingtec produce ad esempio un drone di media grandezza dall'apertura alare di circa 3 metri, che decolla per raggiungere la quota necessaria a incontrare le correnti di vento più intense e sfruttando la sua agilità per arrivare là dove le pale eoliche non possono arrivare. Giunto in balia delle raffiche, il dispositivo si lascia trascinare dal vento esercitando così trazione sul cavo che lo lega al suolo, il quale non è completamente fisso ma a sua volta aziona un verricello che genera energia meccanica pronta da immagazzinare. Per arrivare in quota i motori del drone sfruttano parte dell'elettricità generata, ma il quantitativo di energia eolica convertito è tale per cui la soluzione risulta comunque vantaggiosa.

Tanto che anche Makani si basa su una soluzione simile, ma sposa parzialmente il concetto delle tradizionali pale eoliche con un dispositivo che arriva all'altitudine operativa grazie a 8 motori elettrici, per poi trasformare le eliche in pale per la raccolta di energia e rimanere in quota trasformandosi in una sorta di aliante. Altre aziende seguono approcci meno complessi per la salita in quota: Ampyx Power rinuncia ai motori per la salita facendo decollare il suo drone con una catapulta, mentre Skysails utilizza un vero e proprio aquilone, o meglio una struttura a paracadute simile a quelle utilizzate da chi pratica il kite surf. Il principio di funzionamento del resto è lo stesso: la vela librata in aria si posiziona in modo da raccogliere il vento nel modo più efficiente possibile ma anziché trascinare una tavola sulle onde del mare con poco attrito aziona il medesimo meccanismo alla base degli altri sistemi.

Alcuni di questi sistemi sono già sul punto di entrare in commercio, anche se resta da capire quanto saranno affidabili per un impiego esteso: in fondo si tratta pur sempre di dispositivi legati al suolo da semplici cavi che potrebbero spezzarsi, e che per lavorare in modo efficiente richiedono a chi li impiega di tenere in considerazione un numero elevato di variabili. Per il momento insomma è ragionevole supporre che dispositivi simili saranno impiegati in situazioni molto particolari, mentre le aziende che li propongono continueranno a perfezionarli nella speranza di renderli alternative più diffuse e convenienti rispetto alle attuali pale.