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L’Huffington Post potrebbe arrivare in Italia?

Ai Lions di Cannes, Festival Internazionale della Pubblicità, Arianna Huffington esprime tutta la sua soddisfazione per un progetto che, recentemente, ha superato il New York Times quanto ad utenti unici e, ora, comincia a guardare con interesse al Vecchio Continente.
A cura di Anna Coluccino
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Il prossimo 6 luglio l'ormai celeberrimo HuffPo sbarcherà nel Regno Unito. Lì piazzerà il primo avamposto europeo che, quasi certamente, non sarà altro che un primo passo, un avamposto dal quale osservare lo stato del giornalismo nel Vecchio Continente e studiare cosa manca, di cosa c'è bisogno perché il progetto Huffington Post si riveli un successo anche nella nostra Europa. Recentemente, l'Huffington si è reso protagonista di uno storico sorpasso ai danni del New York Times e, da allora, non sembra più possibile contenere nei soli USA il successo di un brand che ha fatto scuola anche da noi.

"Quando sono venuta per la prima volta a Cannes, nel 2006, l'Huffington Post non aveva che un solo un anno di vita e cinquecentomila lettori. Oggi abbia stretto una partenership con Aol e arriviamo a 200 milioni di persone. Per me è lo stesso che aver vinto la Palma d'Oro, solo che al festival di Cannes non sono abbastanza avant-garde e non me l'hanno data".

Con queste parole Arianna Huffington esprime la sua incontenibile soddisfazione per quanto è riuscita a fare in questi anni, riuscendo a passare pressoché indenne -almeno per il momento- attraverso le mille accuse che le sono state indirizzate, ultima in ordine di tempo l'accusa di plagio rigiratale da due ex colleghi che sostengono di aver avuto un ruolo determinante nell'ideazione dell'HuffPo, tesi questa che -naturalmente- Arianna rispedisce al mittente con toni piuttosto sdegnati. Come potenziale turbatore del sonno ci sarebbe -poi- la polemica con gli oltre 3000 blogger che (da oltre cinque anni) lavorano gratis per HuffPo e solo recentemente hanno "osato" chiedere un riconoscimento per la loro professionalità e si sono sentiti rispondere "andate pure, ne trovo altri 3000". Eppure nulla sembra capace di scalfire la durissima corazza della Huffington, donna di ferro, dotata del cinismo tipico di certi liberisti che sarebbe andata molto d'accordo con una vecchia "vergine di ferro", la signora Margaret Tatcher.

A Cannes, infatti, Arianna parla di passione, del rapido cambiamento del web e di utenti che cercano -sempre più- di trovare in rete la stessa empatia che caratterizza la vita reale, ma -soprattutto- la Huffington è atterrata a Cannes per parlare di soldi. Accompagnata da Tim Armstrong (Amministratore Delegato di Aol), la mamma dell'HuffPo ha come scopo principale quello di trovare finanziatori e di convincere gli investitori pubblicitari a scommettere sul loro progetto; un progetto che intende essere leader nella guida del pianeta verso il fortissimo cambiamento di paradigma a cui sta andando incontro il mondo dell'informazione.

Quanto alla possibilità di un HuffPo tutto italiano, Arianna Huffington si tiene sul vago e risponde che, pur non essendoci ancora nulla di definito: "stiamo cominciando a guardarci intorno per comprendere se esiste lo spazio necessario per un sito di news indipendente come il nostro".  Dobbiamo forse interpretare quest'affermazione come una (neanche tanto) velata accusa ai nostri media? Del resto, il loro ruolo di "ancelle" del potere politico è tristemente notorio e -forse- sarebbe ora di fare davvero qualcosa che si rilevi risolutiva.

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