Opinioni
15 Dicembre 2015
12:52

Lo smartphone può dire ai finanziatori se sei ricco o povero

Lo smartphone come vero e proprio termometro di ricchezza e povertà in grado di indicare ad un possibile finanziatore l’attuabilità di un prestito e l’affidabilità di una persona.
A cura di Marco Paretti
smartphone reddito

Lo smartphone come vero e proprio termometro di ricchezza e povertà in grado di indicare ad un possibile finanziatore l'attuabilità di un prestito e l'affidabilità di una persona. Un panorama particolarmente importante nelle zone del mondo poco chiare dal punto di vista economico, come i Paesi del Terzo Mondo, o nel caso di persone che richiedono un prestito ma non hanno alle spalle una storia creditizia. In questo caso chi concede prestiti avrebbe la possibilità di valutare l'affidabilità del richiedente semplicemente analizzando i dati contenuti all'interno del cellulare.

Su piattaforma Android sono già presenti diverse applicazioni il cui scopo è proprio questo. Branch.com, InVenture e Lenddo, per esempio, consentono ai finanziatori di analizzare elementi come le mail, gli sms, le chiamate, etc. L'obiettivo è quello di capire se chi sta richiedendo un prestito è un buono o cattivo creditore. Come? Per esempio individuando elementi che indichino la volontà di risparmiare da parte dell'utente o la sua ricchezza: dall'effettuare molti viaggi al chiamare quando le tariffe sono più vantaggiose, ma anche analizzando il contenuto delle mail per capire se il richiedente è uno scommettitore.

smartphone reddito

Se da un lato questo approccio potrebbe sembrare una violazione della privacy, in realtà potrebbe consentire di ricevere un prestito a persone che difficilmente avrebbero avuto accesso ai finanziamenti. Un approccio che attualmente sta riscuotendo un grande successo in Africa, dove lo sviluppo economico passa anche dall'utilizzo dei dati contenuti negli smartphone per concedere piccoli prestiti in grado di aiutare l'avviamento delle attività. In Rwanda la stessa idea ha permesso di creare uno spaccato della distribuzione della ricchezza in base al traffico telefonico, che, quando è elevato, indica una maggiore circolazione di soldi. Una trasparenza che però espone il fianco a potenziali invasioni della privacy che possono portare alla negazione di prestiti in base ad elementi personali come i dati contenuti nello smartphone o i nostri post sui social network.

Giornalista dal 2002 specializzato in nuove tecnologie, intrattenimento digitale e social media, con esperienze nella cronaca, nella produzione cinematografica e nella conduzione radiofonica. Caposervizio Innovazione di Fanpage.it.
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