L'interesse del fondatore e CEO di Facebook per la politica non è una novità, ma le ultime indiscrezioni lo vorrebbero sempre più deciso a seguire le sue ambizioni politiche. A rivelarlo sarebbe una class action di un gruppo di azionisti minori depositata lo scorso aprile ma resa pubblica solo nei giorni scorsi, secondo la quale Zuckerberg avrebbe avviato una riorganizzazione aziendale con lo scopo di togliere parte del potere di voto agli azionisti, cementificando ancora di più il suo controllo sull'azienda. Il motivo? Prendersi due anni sabbatici per entrare in politica senza perdere il controllo sul social network.

Proprio questo tentativo di diluire i voti degli azionisti ha dato inizio alla class action che ha svelato i piani di Zuckerberg: secondo il gruppo di minoranza, questa operazione gli fornirebbe "controllo eterno" su Facebook nonostante i suoi piani di dare in beneficenza il 99 percento delle proprie azioni. Un approccio che, secondo il venture capitalist Marc Andreessen, aveva come più grande problematica il fatto di dover "definire il servizio al governo senza spaventare gli azionisti con una possibile perdita di impegno". Una preoccupazione sottolineata anche in ulteriori messaggi inviati da Andreessen a Zuckerberg dopo aver parlato con due membri del Cda.

Il problema risiederebbe proprio nel fatto che Zuckerberg vorrebbe prendersi questi due anni di "pausa" senza però lasciare il comando dell'azienda. Una scelta inusuale perché da un lato non potrebbe seguire la sua creatura con costanza e dall'altro creerebbe pericolosi equilibri nel caso in cui dovesse davvero seguire le sue aspirazioni politiche: pensate ad un politico al controllo del più grande social network del mondo, nonostante la (probabile) neutralità, solleverebbe spesso critiche e sospetti. Il piano di ristrutturazione, approvato dal consiglio di amministrazione, è ora in attesa della risoluzione della class action. Se confermato, il nuovo assetto consentirebbe a Zuckerberg, che negli ultimi mesi ha incontrato rappresentati dei Repubblicani, dei Democratici e dell'amministrazione Obama, di ricoprire un incarico politico senza lasciare le redini dell'azienda.