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Microsoft stava per comprare Spotify, il servizio di musica in streaming fondato da Daniel Ek e da Martin Lorentzon, uscito poi dall'azienda nel 2018. A rivelarlo è un libro dal titolo "Spotify Untold", scritto da Jonas Leijonhufvud e da Sven Carlsson uscito per ora solo in Svezia. Dagli stralci pubblicati da Variety si scopre che il colosso di Redmond, in procinto di lanciare la sua piattaforma di musica in streaming, Groove, poi chiusa lo scorso anno, avesse mosso l'intenzione di acquisire Spotify, con cui nel frattempo era nata una partnership per consentire agli abbonati di questa piattaforma di trasferire ai suoi utenti la raccolta musicale e le playlist esistenti all'altro servizio con pochi click. Ma poi non se ne fece nulla. Va ricordato che anche Google e Tencent misero gli occhi sul gioiello svedese, senza riuscire a concludere l'affare.

La notizia sta facendo il giro del mondo, giustamente, il fatto che Microsoft ebbe l'intenzione di acquisire Spotify di per sé è un fatto importante da sottolineare, anche solo per gli effetti che questa acquisizione avrebbe potuto provocare per il colosso di Redmond. Ma, come si legge nelle pagine del libro "Spotify Untold", scritto da Jonas Leijonhufvud e da Sven Carlsson e uscito per ora solo in Svezia, alla fine non se ne fece più nulla. Spotify nel 2018 vantava già 70 milioni di utenti abbonati, una occasione che Microsoft ha tentato di portare dalla sua parte, senza però riuscirci.

Tra le altre rivelazioni del libro, il fatto che Spotify fosse a sua volta interessata all'acquisto della rivale Tidal e ancora più vicino all'acquisizione di SoundCloud. E di come volesse competere nel mercato video con Netflix e Fire Tv. Il libro è basato su oltre 70 interviste condotte con investitori ed ex manager di Spotify ma anche manager di major musicali, attraverso le testimonianze racconta come Spotify è diventata la principale piattaforma di streaming a livello mondiale. Anche Google e Tencent hanno provato a farsi avanti, senza riuscirci. E vari passaggi del libro sono dedicati alla guerra con Apple per il servizio musicale sul territorio statunitense.