Non è un trio musicale come gli altri quello che ha esordito in questi giorni all'Università Tsinghua di Pechino, in Cina: a deliziare gli spettatori dell'esibizione che si è tenuta a fine aprile sul palco dell'ateneo non c'erano infatti protagonisti in carne e ossa ma il trio Moja, un gruppo di tre robot umanoidi che ha dato vita a uno spettacolo a metà strada tra recita e concerto, durante il quale al fianco dei tre artisti sintetici si è esibito anche un attore umano. Realizzati presso l'Accademia delle Arti e del Design dell'università, i membri del singolare trio sono stati battezzati Yuheng, Yaoguang e Kaiyang — nomi derivati dalle stelle dell'orsa maggiore Alioth, Alkaid e Mizar — e sono stati progettati dai docenti e dagli studenti dell'ateneo per suonare una serie di strumenti della tradizione popolare cinese come flauti in bambù e il konghou, un antico strumento a corde simile alle arpe occidentali.

Lo spettacolo messo in scena — Il Fantasma del Moja — è decisamente autoreferenziale e racconta di uno studente che inventa dei robot musicali, rappresentando sul palco le sfide affrontate sotto forma di esibizioni. Alla base della progettazione e della programmazione dei robot c'è invece un team interdisciplinare composto da ingegneri, musicisti e studiosi di drammaturgia — ma anche nell'aspetto estetico dei membri del gruppo è evidente un lavoro di ricerca: nonostante i volti degli automi non siano definiti, le loro forme e le loro movenze sono decisamente più umane di quelle che è possibile osservare in altri ambiti nei quali la robotica imita l'uomo, come la robotica di servizio. Per arrivare a un risultato simile "siamo partiti dal punto di vista degli scultori per rendere la postura e le forme dei robot più realistiche", ha dichiarato il responsabile del progetto e professore associato presso l'Accademia delle Arti e del Design dell'università Mi Haipeng.