Dopo aver annunciato l'anno scorso l'avvio di una iniziativa mirata a ridurre le dimensioni dei pacchi spediti attraverso il proprio circuito, Amazon ha deciso in questi giorni di prorogare al 3 settembre la data di entrata in vigore le nuove norme che imporrà ai suoi partner. Le regole prevedono che le aziende coinvolte vengano multate con un sovrapprezzo di quasi 2 euro per gli imballaggi eccessivamente grandi rispetto al prodotto che contengono e ricompensate con un risparmio di 1 euro per le confezioni che invece fanno risparmiare spazio in relazione al loro contenuto, ma non saranno applicate a tutti.

Le nuove regole non colpiranno infatti rivenditori terzi che si appoggiano ad Amazon per distribuire la propria merce, ma soltanto la categoria dei vendor: le aziende che realizzano e forniscono direttamente i propri prodotti al colosso dell'ecommerce affinché sia quest'ultimo a occuparsi della vendita al dettaglio e delle spedizioni. Il processo riguarda il free frustration packaging — la tipologia di imballi ecologica e facile da aprire utilizzata da Amazon per le operazioni gestite del tutto internamente, che si applica direttamente ai prodotti e ne sostituisce di fatto la confezione classica che siamo soliti vedere nei negozi fisici, e che dunque richiede che i prodotti vengano fatti certificare da Amazon a questo scopo.

A doversi preoccupare delle nuove norme imposte a partire da settembre saranno dunque i produttori intenzionati a sfruttare non solo il sito, ma l'intero circuito di vendita e distribuzione della società. Questi ultimi per non incorrere nelle sanzioni dovranno ripensare gli imballaggi relativi alle proprie merci che superano i 45 x 35 x 20 centimetri di dimensioni oppure pesano più di 9 chili, per renderli più compatti e non far loro occupare una percentuale eccessiva dell'involucro nel quale saranno poi stipati. A partire da settembre dunque non potremo comunque dire definitivamente addio al fenomeno dei pacchi giganti che contengono prodotti di dimensioni in confronto risibili: i venditori terzi continueranno infatti ad avere carta bianca senza essere soggetti a restrizioni o disincentivi sugli sprechi.