3 Marzo 2015
12:05

Nasdaq da record: l’indice supera i 5.000 punti, torna lo spettro della bolla tecnologica

Il listino tecnologico vola in Borsa. Mai così alto negli ultimi quindici anni: ieri ha superato i 5.000 punti a Wall Street, non succedeva dal 2000. Un’impennata che va a braccetto con le super valutazioni delle start-up americane, ma che finisce anche per far tornare lo spettro della bolla tecnologia.
A cura di Marco Paretti

Il listino tecnologico vola in Borsa. Mai così alto negli ultimi quindici anni: ieri ha superato i 5.000 punti a Wall Street. Non succedeva dal 2000, più precisamente dal 10 marzo di quindici anni fa, quando il  punteggio ha raggiunto il record intraday di 5.132,52 punti. Un'impennata che va a braccetto con le super valutazioni delle start-up americane, ma che finisce anche per far tornare lo spettro della bolla tecnologia, una speculazione troppo marcata e lanciata dalla grande liquidità immessa sul mercato dalle banche centrali.

Un avvio dell'anno estremamente positivo, quindi, con il Nasdaq – l'indice dei principali titoli tecnologici – ai massimi livelli dal duemila. Ora tutti gli occhi sono puntati sull'Eurotower, che nei prossimi giorni avvierà il Quantitative Easing di Mario Draghi e annuncerà il piano d'acquisto di 1.140 miliardi di titoli. Per questo i listini europei hanno chiuso con un timido calo. Meglio negli USA, dove Wall Street è migliorato nel corso della giornata. Il Dow Jones chiude in positivo con 18.285,29 punti, ma a stupire è il Nasdaq, che, per la prima volta in quindici anni e per la terza volta nella sua storia, è andato oltre la soglia dei 5.000 punti, con un aumento dello 0,90%.

Insieme a questo record, però, tornano le preoccupazioni relative alla bolla tecnologica sviluppatasi nel 2000, quando il Nasdaq raggiunse il record di 5.132,52 punti per poi chiudere a 5.048,62 punti. Una bolla del mercato si viene a creare quando le azioni di un'azienda all'interno di un settore subiscono un boom improvviso a causa di investimenti poco ragionati, spesso sopravvalutando le reali capacità di crescita di una start-up. Una volta scoppiata la bolla, il valore delle azioni precipita e molte aziende falliscono. Nel duemila la bolla riguardò il settore delle aziende attive nel campo del web e fu caratterizzata dalla creazione – e dal fallimento – di molte realtà cosiddette "dot-com". Capitale basso, dimensioni contenute e potenziale sopravvalutato, molti investitori decisero di scommettere su queste start-up senza tenere in considerazione i parametri normalmente utilizzati in queste situazioni. Quando la bolla scoppiò, molte aziende fallirono e altre riuscirono a resistere. Amazon, per esempio, passò da 107 dollari ad azione a 7 dollari, ma negli anni seguenti si riprese e le sue azioni tornarono a valere 200 dollari.

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